Archivi per la categoria ‘Note di cioccolato’

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Caro tè…pésca la torta!

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Pèsca la torta con la pésca…caro tè, sì proprio te! O forse sarebbe meglio carò te!
Hihihihihi, buondì! Oggi ragazzi ho voglia di scherzare un po’ con i giochi di parole per ingannare un briciolo di tristezza, ma alla fine avete capito dove vado a pescare…o no?
La breve vacanzina in Abruzzo da mamma è terminata e oggi rientro in quel di Siena con un pizzico di malinconia nel cuore da una parte e il desiderio di riprendere le mie abitudini quotidiane dall’altra, perchè se è vero che le ferie sono sempre attese e ben gradite, è anche vero che se la “novità” divanta routine, finisce col perdere tutto il suo fascino e il suo sapore.
Mi sono goduta questi giorni, sono stati belli, il tempo è stato sufficientemente clemente, anche più di quanto mi aspettassi, avevo bisogno di respirare aria di casa e ci sono riuscita a 360 gradi. Ora si volta pagina, ma nella ripresa della quotidianità il pensiero è già proiettato al Natale, un periodo che per tanti aspetti non amo ma che con gioia mi riporterà di nuovo in Abruzzo e i giorni passano così veloci che…sarà un batter d’occhio!
Ma adesso bando alle ciance e vediamo un po’ che si pèsca oggi in tavola!
Questa è la torta che ho fatto ieri insieme a mamma. Dopo aver spentolato una mattinata dietro alla marmellata di pésche, la mia voglia di pasticci non era ancora appieno esaurita e visto che di frutta ce n’era sempre in abbondanza, dolce e succosa, perchè non approfittarne per una bella torta da gustare tutti insieme a colazione? Ma solo “pésche” no, mi serviva quel qualcosa in più e quel qualcosa perchè non poteva essere…carote? Più la rimuginavo e più l’idea mi sembrava accettabile… buona… più che buona… ottima direi… approvata!
Di corsa a comprare le carote (quelle in busta già grattate, meno fatica ma soprattutto asciutte!!!), la ricotta per necessario svuotafrigo, una piccola aggiunta di fragranti nocciole appena tostate, una manciata di uvette e via in forno!
La colazione dei saluti stamattina è stata più “dolce” per tutti e una fetta di questa torta, chiusa nella mia borsa, rallegrerà col suo profumo di casa, la mia colazione di domani ^__^

TORTA di CAROTE con PESCHE e NOCCIOLE
INGREDIENTI

  • 175gr di farina bianca 
  • 50gr di farina integrale
  • 2 uova
  • 140gr di zucchero di canna
  • 100gr di ricotta
  • 150gr di carote già pulite
  • 1 pesca grande matura ma soda (circa 200gr)
  • 70gr di uvetta
  • 50gr di granella di nocciole tostate
  • 25gr di burro
  • latte q.b.
  • estratto di vaniglia
  • 12gr di lievito per dolci
  • sale
Grattugiare le carote con la grattugia a fori larghi e lasciarle asciugare bene distese su carta da cucina in modo che perdano umidità (ho usato le carote julienne in busta; in insalata non le mangerei ma per i dolci sono perfette, asciutte come poche!).
Sbucciare la pesca e tagliarla a spicchi abbastanza sottili.
Montare le uova con lo zucchero di canna e un pizzico di sale fino a renderle ben gonfie e soffici, aggiungere pian piano la ricotta setacciata con il burro fuso freddo, le carote grattugiate, qualche goccia di estratto di vaniglia e mescolare. 
A mano con una spatola incorporare le farine setacciate con il lievito, alternate con poco latte a filo, facendo attenzione a non formare grumi, quindi aggiungere la granella di nocciole e l’uvetta rinvenuta in acqua tiepida per qualche minuto e ben strizzata. 
Aggiungere ancora del latte se il composto risultasse troppo sodo, ma senza eccedere, altrimenti le uvette andranno a fondo in cottura: l’impasto deve avere la consistenza di una crema densa. 
Trasferire in composto in uno stampo imburrato e infarinato da 24cm, infilare gli spicchi di pesca di taglio a raggiera e infornare a 180°C per circa un’ora, fino a che la superficie sarà dorata e lo stecchino uscirà asciutto. Sformare e lasciar raffreddare su una gratella.
Servire cosparsa di zucchero a velo e buona colazione ^__^   






Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Something Red: Rosso Susina!

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buongiorno ragazzi, avete ripreso tutti la solita routine in questo primo lunedì di settembre?
Dopo aver atteso a lungo le ferie, mi sto godendo gli ultimi due giorni a casa da mamma e stavolta, fra le tante cose che ho sempre in programma di fare quando torno qui “a bottega”, ho beccato anche, con mio grande divertimento, la marmellata di sambuco.
In verità la mia produzione marmellatosa era già iniziata qualche settimana fa con le susine perchè se a Ferragosto il tempo promette solo freddo e pioggia e la voglia di uscire a far la papera non c’è, che si fa? Si approfitta del bottino di prugne del giorno prima per marmellatare, tanto più che col micro ci vuole più tempo a dirlo che a farlo.
E se una mattina il tuo capo, per ringraziarti del dolce che su commissione gli hai portato un paio di giorni di prima, arriva con una busta colma di rosse e polpose susine appena colte dal suo albero…che ci fai? Marmellata bis, of course ^__^
Ma siccome la provvista base è ormai sicura, una (in)sana follia comincia a scatenarsi e…se provassi ad aggiungere…no, meglio invece…e perchè non…ecco, trovato! Ci sono…ROSMARINO!
Rosmarino? Sì, rosmarino! Mi sono ricordata di una crostata alle prugne aromatizzata al rosmarino che avevo assaggiato da un’amica (a proposito, bisogna che mi decida a scucirle la ricetta!) e che mi aveva molto piacevolmente sorpresa, quindi per proprietà transitiva ho pensato che anche una marmellata doveva avere il suo bel carattere. Delicatamente aromatica, è ottima sul pane fresco ma spalmata su una fetta di fragrante Pan di Spagna o di soffice ciambella, la colazione non ha niente da invidiare al calssico cornetto del bar.
E se lo dice il lupo e Calimero conferma…

MARMELLATA di PRUGNE ROSSE al ROSMARINO
INGREDIENTI

  • 1 kg (peso al netto) di prugne rosse
  • 320gr di zucchero (*)
  • 1 limone non trattato
  • 2 rametti di rosmarino fresco
(*) Per i miei gusti questa è la dose ottimale di zucchero. Non amo le marmellate eccessivamente dolci, ma quelle che conservano il buon sapore della frutta, compreso un leggero retrogusto aspretto dato dal succo di limone.
A piacere, regolare la quantità di zucchero in base alle proprie preferenze.

Versione tradizionale

Lavare e snocciolare le prugne, tagliarle a pezzetti e metterle a cuocere in una pentola capiente insieme ai rametti di rosmarino legati con un filo e al succo del limone. Quando gran parte dell’acqua sarà ritirata, frullare con il minipimer (eliminare il rosmarino e riaggiungerlo in seguito) fino alla consitenza desiderata, aggiungere lo zucchero (a questo punto la consistenza tornerà più liquida ma è normale) e rimettere sul fuoco a bollire. 
Continuare a cuocere, mescolando in continuazione per evitare che attacchi sul fondo, fino a raggiungere la consistenza “marmellatosa” (valida la prova piattino). Invasare e chiudere immediatamente i vasetti.
Avvolgerli bollenti, mano mano sono pronti, in una tovaglia e lasciarli raffreddare completamente: faranno il vuoto da soli. 

Versione forno a microonde

Lavare e snocciolare le prugne, tagliarle a pezzi non troppo grandi, metterle in una pentola dai bordi alti, adatta alla cottura in micro e lasciarle cuocere alla massima potenza (per me 750W) circa 15 minuti, coperto.
Togliere la pentola dal forno, aggiungere lo zucchero, frullare con il frullatore ad immersione fino ad ottenere la consistenza voluta, aggiungere i rametti di rosmarino legati con un filo e rimettere in forno alla massima potenza. Lasciar cuocere per altri 10-12 minuti, mescolando di tanto in tanto, o fino a che la marmellata assume la consistenza giusta.
Riempire subito i vasetti, rimetterli in micro giusto il tempo perchè la marmellata riprenda il bollore e chiuderli immediatamente con la capsula. Avvolgerli in un telo e lasciarli coperti fino a che saranno perfettamente freddi. Nel giro di poco dovrebbero fare il vuoto.

Versione forno tradizionale
Preparare le prugne come sopra, sistemarle in una teglia da forno capiente e infornare a 200°C per circa un’ora, finchè gran parte del liquido è ristretto. Frullare con il minipimer (avendo cura di torgliere il rosmarino), unire lo zucchero, mescolare e rimettere in forno fino a che la marmellata non raggiunge la giusta consistenza, mescolando di tanto in tanto.
Togliere la teglia dal forno, invasare e procedere come sopra.

E adesso non avete scuse di non sapere come si fa la marmellata ;)

E ora per continuare sulla scia della dolcezza, vorrei invitarvi a partecipare numerosi al blog candy che la super mega dolcissima Imma ha realizzato in occasione del secondo blog compleanno di “Dolci a gogò“. Imma è una persona adorabile, sempre disponibile, è un’esplosione di simpatia e un portento di bravura, basta dare un’occhiata al suo blog e alle sue fantastiche realizzazioni per rendersene conto. E allora correte subito ad inscrivervi al suo candy e al suo blog se non l’avete già fatto, così da non perdere neanche una delle sue delizie.

AUGURI IMMENSI tesoro mio, averti conosciuta (virtualmente) è stata per me una gioia impagabile e spero davvero con tutto il cuore che arriverà un giorno in cui potrò abbracciarti dal vero e incontrare la luce che traspare dai tuoi occhi e dal tuo sorriso nella foto. Un bacio grande 

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Se la base è buona…

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


“Chi ben comincia è a metà dell’opera”
credo conosciamo tutti questo detto e cosa c’è alla base di un’ottima torta, di quelle decorate e di compleanno per capirsi, se non, in primis, un ottimo PAN di SPAGNA soffice e leggero, delicatamente profumato e pronto ad accogliere una cremosa farcitura? Già, il Pan di Spagna: solo uova, zucchero e farina per questo miracolo della pasticceria, che si ripete nel forno sempre uguale, sempre diverso.
Da parte mia c’è una sorta di timore reverenziale verso questo dolce all’apparenza così semplice, così immediato. Con lo spargifarina in una mano e la spatola nell’altra guardo quella massa gonfia e soffice di uova e zucchero e penso: è arrivato il momento clou, ti prego…non ti smontare…resisti…ogni volta è una sfida poterlo veder crescere senza aggiunta alcuna di lievito, passare con finta noncuranza davanti allo sportello del forno, lanciarci dentro un’occhiata di sfuggita col cuore trepidante e pensare: dai…ci siamo quasi…un altro piccolo sforzo e anche stavolta è andata!
La stessa emozione che provo nel veder crescere pian piano un lievitato la riprovo qui, col Pan di Spagna.
Ognuno ha sicuramente la propria ricetta a cui è affezionato (anche se gira e rigira le dosi sono quelle), i proprio trucchetti nel cassetto per la riuscita perfetta e anch’io ho la mia, la ricetta della nonna, quella tramandata di generazione in generazione che custodisco nel cuore e alla quale torno sempre come punto di riferimento.
Essendo in questo periodo nella fase “colpo di fulmine” per L.Montersino (un paio di settimane fa ho comprato non uno, ma ben due dei suoi libri, così tanto per…) avevo deciso di sperimentare la sua ricetta. D’altra parte, quale poteva essere meglio? Già…quale…
Spulcio per benino sul suo blog, guardo anche i video su Alice, confronto le ricette di entrambi i libri e…NON è possibile! Il mio mito che traballa sul Pan di Spagna: 3 versioni diverse, anche se di pochissimo, per la stessa base!!! NON ci posso credere!!!
Riprendo allora il “quaderno sacro” in cui sono appuntate le ricette intoccabili e noto, pressochè incredula, che la ricetta della nonna prevede praticamente la metà della farina. C’è qualcosa che non va! Eppure, un rapido giro in rete e tutte le ricette che trovo concordano all’incirca con la versione di famiglia.
Mhhhhhhh, come può essere che il mio mito cada sul Pan di Spagna…DEVO capire! Leggo più attentamente la parte teorica di “Peccati di Gola” e scopro così che esistono 3 versioni per questo dolce: una versione “pesante” (uova-zucchero-farina in pari quantità); una versione “media” (zucchero e farina pari a 2/3 il peso delle uova) che è quella suggerita da Montersino, e una versione “leggera” (zucchero e farina pari a metà peso delle uova) che corrisponde alla mia. Il mito è salvo e la ricetta della nonna pure, perchè seguirò quella anche stavolta e per le volte a venire.
Unico trucchetto carpito al pasticcere: scaldare uova e zucchero prima della montata.
Nonna, non ti offendi vero? Certo che dovevi avere una bella forza per mettere in ballo minimo 20 uova alla volta a suon di braccia e di forchetta, senza planetaria o fruste elettriche di sorta! Non ci sono più le donne di una volta…

Il PAN di SPAGNA
INGREDIENTI per uno stampo da 21cm
- dosi della nonna

  • 4 uova medie
  • 4 cucchiai colmi di farina
  • 4 cucchiai di zucchero
  • abbondante scorza grattugiata di limone

- tradotto in peso

  • 220gr di uova
  • 110gr di farina
  • 110gr di zucchero
  • abbondante scorza grattugiata di limone
Sgusciare le uova intere in un pentolino, unire lo zucchero, porre sul fuoco e, mescolando con una frusta, scaldare fino a raggiungere la temperatura di 45°C, non di più. Se non si ha a disposizione un termometro, devono risultare tiepide al tatto. Questo passaggio si può omettere (di sicuro la mia nonna non lo faceva) ma le uova montano più in fretta e meglio a caldo. Trasferire le uova scaldate in una ciotola e montarle con le fruste elettriche aumentando gradualmente la velocità, fino a che risultano ben gonfie e spumose e il composto “scrive” ossia il tratto dell’impasto che ricade dalle fruste deve restare ben visibile per qualche secondo prima di uniformarsi al resto; se sparisce subito è necessario montare ancora.
La sbattituta non deve essere nè lenta (non consente di incorporare aria sufficiente), nè violenta (non permette l’incorporazione omogenea dell’aria e la formazione uniforme degli alveoli), nè deve eccessivamente prolungata (in questo caso rompe eccessivamente la rete proteica, che perdendo consistenza non trattiene le bollicine d’aria).
A questo punto aggiungere la scorza grattugiata del limone (o se preferite i semi di un baccello di vaniglia come consiglia Montersino), abbandonare le fruste e munirsi di spatola con cui incorporare la farina poco alla volta, facendola cadere direttamente da un setaccio, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, cercando di non smontare la massa. Questo è molto importante perchè l’unico agente lievitante che permetterà al Pan di Spagna di crescere nel forno ed aumentare di volume è l’aria incorporata dal composto di uova.
Versare il composto nello stampo imburrato e infarinato: NON battere (Montersino nel video raccomanda anche di NON livellare), l’impasto si assesterà da solo nel forno. Cuocere in forno caldo a 180°C per 35-40 minuti, fino a che i bordi cominceranno a ”raggrinzire” leggermente e a staccarsi dalle pareti dello stampo. Se la superficie tendesse a colorire troppo, abbassare la temperatura a 160°C ma NON aprire lo sportello del forno.
Lasciare nel forno spento per 5 minuti, sformare e lasciar intiepidire su una gratella, quindi mettere in una busta di carta in modo che, trattenendo un po’ di umidità, rimanga  morbido.

NOTE del pasticccere
1. UOVA: è possibile aggiungere più tuorli o più albumi, mantenendo la stessa grammatura. Se si aggiungono tuorli si otterrà un Pan di Spagna leggermente più pesante; se si aggiungono albumi si otterrà una massa più leggera. La dose massima è pari ad 1/3 del peso delle uova.
2. FECOLA/AMIDO: può sostituire fino a metà del peso della farina. Il composto perde elasticità ma acquista una buona friabilità.
3. FRUTTA SECCA in polvere: va unita insieme alla farina e il peso NON deve mai  superare quello dello zucchero. Ogni 30gr di frutta secca in polvere andranno eliminati 10gr di farina. La sua presenza conferisce al prodotto una buona friabilità.
4. CACAO: la dose massima è di 8gr per 100gr di farina e il peso va sottratto a quello della farina (Es: 92gr farina + 8gr cacao).
5. CIOCCOLATO FONDENTE: la dose massima è di 20gr per 100gr di farina. prima di unire la farina è necessario scioglierlo e amalgamarlo ad una parte di montata. 

E ora ragazzi vi saluto e vi auguro uno splendido week end. 
Scusate se sarò un po’ latitante nei prossimi giorni ma finalmente torno a casa in Abruzzo. 
Mamy…aspettami che sto arrivando ^___^

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Un uovo per amico

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buondì ragazzi, tranquilli! Non ho intenzione di riscrivere la canzone di Battisti ma per me l’uovo è davvero un grande amico in cucina, quello che ti viene in soccorso ogni volta che i neuroni sono in sciopero e le idee sotto zero. 
Quando il buio è completo, apro il frigo, lo guardo e lui, l’ovetto, strizzando l’occhiolino 
beh, che aspetti! non stare lì a guardarmi imbambolata; 
dammi una strapazzata che ti salvo io la serata“ 

In verità la strapazzata stavolta era premeditata. L’idea mi frullava in testa da un po’ e questo risottino fiorito mi è sembrato un’ottima cavia per mettere in pratica l’esperimento. Già, perchè se la frittata di pasta è un cult della tradizione, quale motivo per non provare una volta con il riso? 
Vi state chiendendo se l’esperimento è riuscito? Vi posso solo dire che l’idea dal quaderno giallo, quello delle liste d’attesa, è passata di diritto in quello verde del via libera al bis…tris…full ^__^


FRITTATA coi FIORI…e non solo!
INGREDIENTI per 2 persone

  • 4 uova medie (o 3 grandi)
  • 4-5 cucchiai colmi di risotto ai fiori avanzato
  • latte q.b.
  • parmigiano grattugiato
  • olio evo
  • sale
In una ciotola sbattere le uova con un pizzico di sale, un goccio di latte (a dire la verità ho usato 4 dosi di panna da caffè) e una manciata di parmigiano grattugiato, aggiungere il riso avanzato e mescolare bene.
Ungere una padella da 20cm con un po’ d’olio, scaldarla bene sul fuoco e versarvi la metà del composto di uova e riso. Ridurre al fiamma e lasciar cuocere bene da un lato prima di girare la frittata con l’aiuto di…quello che preferite!
Procedere nello stesso modo anche per la seconda, impiattare e servire. Ovviamente, nulla vieta di preparare una frittata unica da dividere a spicchi in tavola.
Buona tiepida ma anche fredda non è male.
Un dolce sorriso e bon appetit!
E ora avrei una piccola proposta da farvi.
Io adoro le frittate (in verità adoro le uova in qualsiasi modo, a parte crude!), e anche se posso concedermele poco per motivi di colesterolo, già il solo fatto di cucinarle per certi versi mi appaga…anche perchè un piccolo assaggino ino ci scappa sempre ;)
E’ anche vero che un uovo in frigo non manca mai e che spesso riesce a toglierci d’impiccio in una situazione imprevista, a risolvere una cena veloce e perchè no, a farci fare bella figura con poco.
La mia proposta è questa: una bella raccolta di ricette di fritatte, calde, fredde, canoniche o strapazzate, da quella adatta a farcire un panino a quella da servire in un buffet via libera alla fantasia con tutto quanto vorrete metterci dentro…che ne dite, ci state?
Se la risposta è SI’ (ma tanto lo so che accettate, VERO ^_^ ?!?!?!) le semplici regole da seguire sono queste

1. Possono partecipare tutti, anche chi non ha un blog

2. Valgono anche ricette già pubblicate

3. I partecipanti dovranno esporre il banner della raccolta

Un Uovo Per Amico

nella sidebar del blog e pubblicarlo insieme alla foto del piatto con la relativa ricetta

4. Bisognerà lasciare un commento a questo post con il link della ricetta

5. Chi non ha un blog potrà inviare la ricetta, corredata di foto, al mio indirizzo e-mail pulcinoGZ@gmail.com ed io provvederò ad inserirla nella lista

6. Non c’è un limite al numero di ricette che si possono inviare, anzi…più sono meglio è


7. Alla fine della raccolta ci sarà un mega (spero) pdf scaricabile da consultare all’occorrenza

8. La raccolta inizia oggi 01 Settembre e scadrà il 

28 Novembre2010

Io inizio subito con la proprosta di oggi e voi…mi seguite?

Allora partiamo e…PASSATE PAROLA, mi racomando ;)

Elenco delle ricette

Frittata coi fiori    by Note di Cioccolato
Tagliatelle di frittata con funghi misti    by Note di Cioccolato
Dadi di frittata a sorpresa    by Note di Cioccolato
Sandwiches di frittata con melanzane e provola affumicata    by Note di Cioccolato
Frittata alle zucchine a modo mio    by Note di Cioccolato
Tonno strapazzato con melanzane e patate    by Note di Cioccolato
Finte friselle mediterranee    by Note di Cioccolato
Uova al pomodoro strapazzate    by Pan di Ramerino
Tortilla spagnola    by Kucina di Kiara
Rotolo di frittata    by Olio & Aceto
Girelle di frittata    by Olio & Aceto
Tortino di patate e peperoni    by Hiperica 
Omelette rustica con punte d’asparagi    by Hiperica
Frittata di frutta e verdura    by Bouquet di Fantasia

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Un po’ fuori un po’ no…

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


…un po’ tanto! Eh già ragazzi, bisogna essere proprio un po’ tanto fuori di testa per fare una fila di 45, no dico…45 minuti per prendere un cono gelato!!! Questo è quanto mi ci è voluto per sperimentare la nuova gelateria che hanno da poco aperto in pieno centro e che vanta un gelato artigianale che più artigianale non si può…così dice! Effettivamente una generosa fila c’era ma ormai mi ero fatta l’idea di volerlo assaggiare lì e mi sono messa in coda. Quello che non avevo calcolato era il tempo minimo necessario per servire UN cono: una vita! Le commesse, a fine stagione, avranno delle braccia da far conocrrenza a quelle di Popeye a forza di smanettare all’interno di quei bussolotti di gelato; e vai di mescola e rimescola ogni volta prima di prendere una palettata da sistemare sul cono. Persino la panna la “montano” (in realtà è appena addensata) al momento con tanto di rimescolamento a braccia, anzichè spruzzarla dalla solita macchinetta.
Ma tutta questa attesa ne vale davvero al pena? mhhhhhhhh…NI!
“La fila? E’ per la vostra salute” recita lo slogan, ma sinceramente mi sarei aspettata qualcosa di meglio oltre alla sparizione lampo perchè o leccavi il cono a razzo o colava da tutte le parti! O magari, nell’interminabile attesa la voglia di gelato mi era passata!!! 
Un qualcosa “in più” di ciò che sembra arricchisce invece il risotto di oggi, la seconda proposta in tema fiori.
Certo anche lui è un po’ fuori! Sì, un po’ fuori stagione se guardiamo il bicchiere mezzo vuoto e pensiamo alla primavera 2010, ma in perfetto anticipo per essere puntuali all’appuntamento della primavera 2011 guardando il bicchiere mezzo pieno.
Benedetto Einstein e la sua relatività ^__^
A cosa mi riferisco? Ad un leggero sottofondo di asparagi che si accompagna alla delicata nota dei fiori di zucca e dona a questo risotto una marcia in più.
A proposito di asparagi…ma voi coi gambi…che ci fate?
Di sicuro avrò scoperto di nuovo l’acqua calda ma io ci faccio…il BRODO! Già, il brodo, che congelo in comode porzioni e uso all’occorrenza per insaporire pasta, riso, minestre ma anche filetti di pesce e scaloppine.
Se non lo immaginavate e volete sapere come, seguitemi nella ricetta. Se invece, come penso, questo brodo non è per voi cosa nuova…beh, abbiate pazienza! Meglio tardi che mai ci son arrivata anch’io!
Però il risotto vi consiglio di seguirlo lo stesso…parola di Calimero ;)

RISOTTO con FIORI e ZUCCHINE in BRODO d’ASPARAGI

INGREDIENTI per 4 persone

  • 300gr di riso per risotti
  • 1 zucchina scura grande
  • 10-12 fiori di zucca
  • 1 scalogno
  • curry
  • brodo di asparagi (*) o in alternativa brodo vegetale
  • brandy
  • olio evo
  • una noce di burro
  • sale  
Pulire i fiori di zucca, tagliarli a striscioline e tenerli da parte.
Lavare e spuntare la zucchina, tagliarla a julienne, farla appena appena appassire in una padella con un filo di olio e tenere da parte anche questa.
In una tegame capiente far rosolare lo scalogno tritato con 2 cucchiai di olio, unire il riso e lasciarlo tostare appena a fuoco vivace, sfumarlo con un goccio di brandy e, quando sarà evaporato, ridurre la fiamma e portare a cottura unendo il brodo caldo poco alla volta.
Qualche minuto prima del termine aggiungere le zucchine a julienne ed i fiori, profumare con una spolverata leggera di curry e regolare di sale. Fuori dal fuoco mantecare con una noce di burro e servire.

NOTA (*): per il brodo di asparagi, mettere in una pentola i gambi scartati degli asparagi insieme ad abbondante acqua, un pizzico di sale e un pezzetto di zenzero fresco, lasciar cuocere a fuoco basso per circa un’ora dall’ebollizione e passare al passaverdure a fori piccoli, in modo da eliminare le fibre. Rimettere nella pentola e tenere in caldo se si usa subito, altrimenti porzionare in contenitori a chiusura ermetica e conservare in freezer.

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Un fior fiore di…

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buondì ragazzi, allora siete pronti a godervi l’ultimo week end d’agosto?
Acciderbola com’è volato via in fretta questo mese, ora comincio davvero a rendermi conto delle giornate che si accorciano e l’idea che tra un po’ toccherà tirar fuori di nuovo maglioni e piumini…meglio che non ci pensi, altrimenti mi angoscio prima del tempo e invece voglio continuare a godermi quest’utlimo scorcio d’estate, pensando che fra una settimana esatta arriveranno finalmente le ferie e tornerò casa da mamma. E’ da Natale ormai che non faccio più una scappata in Abruzzo e lo sfondo del Gran Sasso che si scorge dal balcone di casa comincia a mancarmi sul serio!
Ma veniamo alla proposta di oggi ^__^
Vi preannuncio che i prossimi post saranno a tema, legati dallo stesso ingrediente che finalmente mi sono decisa a portare in tavola prima che la stagione finisse davvero. Meglio tardi che mai…alla fine ce l’ho fatta!  
E nell’indecisione di cosa postare per prima inconsapevolmente è arrivata in soccorso lei, sempre solare, simpatica, attenta (GRAZIE cara per la svista dei pomodori secchi *_^ ), cuoca DOC le cui ricette sono “Ambrosia & Nettare” cibo per gli dei, tanto che ancora sto sognando la sua paella e la sua zuppa di pesce gallipolina.  
Magari non è così, ma nel caso bimba ti stessi chiedendo cosa ci sarà nella prossima, ecco svelato il mistero: FIORI di ZUCCA!
Ebbene sì, stavolta in una rustica focacciona con farina di cereali ci son finiti proprio loro!
In verità, col senno di poi, devo ammettere che il sapore delicato dei fiori si avverte poco nel mare magnum della pasta, ma l’aggiunta delle zucchine in superficie è stata una valida “illuminazione” per un rinforzo di gusto. A casa è piaciuta parecchio, tanto da sparire in un battibaleno.
E per voi? Esperimento promosso, bocciato o…rimandato a settembre?

FOCACCIA ai FIORI di ZUCCA
INGREDIENTI

  • 300gr di farina Manitoba
  • 100gr di farina per pane ai cereali
  • 100gr di farina integrale
  • 20gr di fiocchi di patate (quelli per purè)
  • 10gr di lievito di birra fresco
  • 370gr di acqua
  • 3 cucchiai di olio evo
  • 20 fiori di zucca grandicelli
  • 1 zucchina
  • 2 rametti di maggiorana fresca
  • 1 cucchiaino di miele
  • 8gr di sale
  • emulsione olio evo-acqua e sale per la superficie
Sciogliere il lievito nell’acqua insieme al miele e lasciar riposare una decina di minuti. In una padella scaldare l’olio con la maggiorana in modo che ne assorba il profumo e tenere da parte. Nella ciotola dell’impastatrice riunire insieme tutte le farine con i fiocchi di patate, e formare al centro una piccola cavità in cui versare l’acqua con il lievito; avviare la macchina con la foglia e quando tutto è amalgamato, aggiungere il sale. Lavorare fino a che la pasta prende bene corda, aggiungere a filo l’olio aromatico e appena la pasta riprende consistenza montare il gancio. Continuare ad impastare fino a che la pasta risulta liscia ed elastica e si stacca in blocco dalle pareti della ciotola. A questo punto aggiungere i fiori di zucca, puliti, ben asciutti e tagliati a listerelle e lavorare ancora fino a che risultano incorporati e la pasta riprende bene corda (è normale in questa fase che la pasta tenda a perdere consistenza perchè i fiori contengono comunque acqua; per questo è importante che siano ben asciutti).
Coprire con pellicola e lasciar lievitare fino a che il volume risulterà triplicato (all’incirca un paio d’ore).
Rovesciare la pasta sulla spianatoia cosparsa di semola, spezzarla in due, dare due giri di pieghe tipo 1 con l’aiuto di una spatola, coprire e lasciar riposare una ventina di minuti-mezz’ora. Traferire la pasta con le mani ben unte di olio su due teglie foderate di carta forno, stenderla cercando di non schiacciare le bolle, distribuire sulla superficie le zucchine tagliate a rondelle con la mandolina e lasciar riposare ancora una mezz’oretta.
Appena prima di infornare spennellare la superficie con un’emulsione acqua-olio e cosparegere a piacere con un pizzico di sale.
Cuocere in forno ben caldo a 220°C per circa 12 minuti ultima tacca in basso, poi spostare seconda tacca dall’alto e proseguire la cottura per altri 5-7 minuti.

Bon appetit e buon week end  ^__^

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Daje de tacco…le!

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Daje de tacco(le)… daje de feta… quant’è bbona sta pasta, Greta ^__^
Ok ok, niente panico! Per stavolta con le rime mi fermo qui, negli ultimi tempi mi sono lasciata un po’ prendere la mano! 
E poi chissà se Greta gradirebbe la proprosta di oggi! Forse per lei, uno splendido cucciolo di Labrador, sarebbe più invitante un bel cosciotto succulento o una morbida polpetta, piuttosto che una pasta fredda! 
Mi capita spesso di desiderare anch’io un bel cucciolo che mi faccia festa al ritorno a casa dal lavoro, un cucciolo da coccolare e dai cui ricevere coccole, un cucciolo con cui giocare la sera davanti alla TV e di cui godere la compagnia, ma se provo a mettermi nei suoi panni, mi rendo conto che la vita che potrei offrirgli, chiuso in un piccolo appartamente, tutto solo per la maggior parte del giorno, non sarebbe certo una situazione invidiabile. Io al suo posto cadrei in depressione dopo appena una settimana.
Probabilmente sarei troppo egoista a prenderne uno, penserei al mio benessere psicologico e non al suo…meglio che per ora resti solo un sogno, poi chissà…con una bella vincita al Superenalotto…
Sì bonaaaaa! E’ più facile che mi compri in bel peluche!  
Vabbè, almeno sognare non costa nulla e a volte aiuta ad affrontare momenti un po’ difficili. Ultimamente mi sto lasciando andare spesso con l’immaginazione, dal desiderio di un cucciolo  a sapori di terre più o meno lontane, profumi di Grecia che riecheggiano ancora una volta nella mia cucina e che si ripropongono nella pasta fredda di oggi, dove protagonista è di nuovo la feta, accompagnata stavolta dalle taccole o piselli mangiatutto. E giacchè ci siamo, diamo pure libero sfogo alla fantasia e sbizzarriamoci con delle allegre ciotoline di pomodoro che fanno concorrenza al cestino di Cappuccetto Rosso. Chissà se ci sarà il lupo ad attenderle dietro l’angolo?
A casa…dietro il tavolo…sicuramente sì!!!
INSALATA di GRAMIGNA…nel cestino
INGREDIENTI per 4 persone
  • 250gr di pasta formato gramigna
  • formaggio feta (circa 100gr)
  • taccole (io ho usato queste, ma fresche è meglio)
  • 1 pomodoro rosso sodo
  • 1 cipollotto rosso fresco di Tropea
  • rucola q.b.
  • menta e timo (freschi è meglio, se li avete)
  • zenzero fresco (almeno questo…ce l’ho!)
  • olio evo
  • sale
  • 8 pomodori rossi maturi e sodi per la presentazione (facoltativo)
Se usate le taccole fresche, una volta pulite andranno lessate in acqua bollente salata lasciandole un po’ al dente. Se invece utilizzate quelle in barattolo, basterà semplicemente scolarle dal liquido di conservazione, sciacquarle sotto l’acqua e sgocciolarle bene.
Affettare il cipollotto ad anelli sottili e farlo appassire a fuoco dolce in una padella con un paio di cucchiai di olio e un pezzetto di radice di zenzero grattugiata (quanta? dipende da quanto amate il “picànto”! io tanto!!!). Profumare con timo e menta tritati e tenere da parte.
Lavare il pomodoro, privarlo dei semi e tagliarlo a cubetti. Riunirlo in un’insalatiera con le taccole a pezzetti, gli anelli di cipollotto, la rucola spezzettata e mescolare il tutto aggiungendo un altro paio di cucchiai di olio.
Lessare la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolarla al dente e fermarne la cottura sotto un getto di acqua fredda. Riunirla nella ciotola con il resto degli ingredienti, aggiungere la feta sbriciolata, mescolare e lasciar riposare un’oretta prima di servire.
A piacere, suddividere l’insalata nelle “scodelline” di pomodori, che saranno stati privati dei semi, salati leggermente all’interno e lasciati sgocciolare capovolti su un tagliere.
Con queste scodelline rosse credo proprio che per quest’anno saluterò le insalate fredde di pasta, lasciando l’ultimo piccolo contributo a “Pasta Fredda Che Passione” la ricchissima raccolta di Puffin
 
 
Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Something Red the Revival: from red to blue…berry

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato



Tremate tremate…le streghe son tornate
miiiiiiiiiiiii, paura eh?!?!?!
Tranquilli, niente streghe nè incantesimi o sortilegi, è solo che ho resistito per un po’ e alla fine non ce l’ho fatta più…ci sono ricascata!
Solleticata anche da vari commenti all’ultimo (non più ultimo!) post della serie, dai quali mi era parso di capire che un revival “Something Red” non sarebbe dispiaciuto così tanto, ho ceduto al fascino di una bella vaschettina di mirtilli che, ammaliatrice più di una sirena, mi strizzava languidamente l’occhiolino.
Certo che col  rosso ora non ci siamo, ma sempre in tema “frutti di bosco” rimaniamo. E poi da bravo Calimero piccolo e nero non potevo non sentire un rischiamo speciale…estate…sole…tintarella…suvvia un po’ d’immaginazione ^__^
“Ehi tu, piccola Calimera, guarda qui come siam carini, tutti blu lisci e piccolini!
Dai prendici con te, non ti pentirai e una golosa torta con le tue manine sfornerai!
Cosa fai? Non ti fidi? O suvvia, lascia che l’istinto tuo ti guidi!
E se proprio ora non vuoi, ci ripenserai con calma poi!”
“Quale poi, quale dopo, a saltar nel mio carrello ci mettete molto poco.
Su venite piccolini, ho già in mente un bel dolcino.
Un plum cake ricco e buono che ci tiri su di tono!”
Ecco, questa grosso modo la storia. Ma voi al posto mio, che avreste fatto? Li avreste lasciati lì tutti soli e indifesi? Magari in balìa di qualche energumeno deciso a metterli sotto spirito (ahiiiiiiii…brucia!) o della donnina della Sim…thal pronta a tagliuzzarli tutti sottili sottili sottili come le verdurine (uhiiiiiiii, dolore!)? E che ora sarà anche più inc….ta, soppiantata dalla biondona “bedda magra” che da sotto il cappello ti fodera una chioma chilometrica che come avrà fatto ad infilarcela non si sa!
NO, non potevo, proprio non potevo lasciarli a rischio di questo triste destino. E così, nella tranquillità della mia cucina, li ho morbidamente avvolti in un’ondata di candida panna, resi vispi con un frizzico (non pizzico…proprio frizzico!) di zenzero, coccolati al calduccio del forno (sì, ok un po’ d’afa lì dentro c’era, ma d’estate si sa un po’ di caldo lo fa!) e quei simaptici pallini blu mi hanno ripagata ancor di più. La promessa han mantenuta e una dolce colazione io con lor mi son goduta.
Su…venite a farci compagnia e che per tutti gioia sia. Il plum cake è qui che aspetta…ma per poco, fate in fretta ;)




PLUM CAKE alla PANNA con CUORE di MIRTILLI
INGREDIENTI

  • 250gr di farina 00
  • 130gr di zucchero (150gr se la preferite più dolce) 
  • 3 uova medie
  • 200ml di panna fresca
  • 1 vaschetta (125gr) di mirtilli freschi
  • 12gr di lievito per dolci
  • 1 limone non trattato
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • latte q.b.
  • sale 
Montare a spuma le uova intere con lo zucchero e un pizzico di sale, fino a che risulteranno ben gonfie. Aggiungere gradatamente la panna, sempre con le fruste in movimento, la scorza grattugiata del limone e lo zenzero, poi unire gradatamente la farina setacciata con il lievito (io l’ho incorporata a mano con una spatola), mescolando delicatamente senza formare grumi. Se il composto dovesse risultare troppo sodo aggiungere un po’ di latte a filo.



Trasferire circa metà dell’impasto in uno stampo da plum cake imburrato e infarinato (il mio è da 30cm), distribuire sopra circa la metà dei mirtilli, coprire con il resto dell’impasto e terminare con i mirtilli rimasti. A piacere spolverare la superficie con un po’ di zucchero (a questo giro l’ho dimenticato ma forse è stato meglio così!).
Cuocere in forno caldo a 180°C per circa 50-60 minuti, coprendo con un foglio d’alluminio se tendesse a colorire troppo.

E che vi devo di’…è sparita in un battibaleno ^__^
Buonissima e giornata e felice settimana a tutti

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Sognando la Grecia!

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buondì ragazzi come va? Siamo tutti sempre qua. 
Il week end è già arrivato ma niente ferie ha ancor portato. 
Altri due ne dovrò aspettare se a casa da mamma vorrò tornare. 
Niente di lungo, niente di che, solo un week end di riposo per me, per staccare dalla routine e fare il pieno di fagiolin (‘nvedi te come sono poetica…non c’entra niente ma mi serviva la rima)!
E allora se per ora in vacanza non si va, indovinate un po’ cosa si fa?
Per ingannar l’attesa lunga e dura ci si da all’avventura e tra un “sogno” e un “son desta” un profumo di Grecia mi conquista. 
Con che cosa volete sapere? Olive nere e bianca feta, pomodori e cipollotti gli ingredienti galeotti. 
Una focaccia essi han guarnito per il piacere di un invito. 
La focaccia ora è vera, ora c’è e io con affetto la dedico a te, a te mia dolce amica che quel giorno inutilmente, il post fantasma adocchiasti prontamente. 
Che il “caro” Blogger birichino pubblicò con un “click-ino” e senza chiedere il permesso stava quasi a farmi fesso! 
Ora è vero ed è sicuro, gran bontà io ve lo giuro. 
E se Ken non è con voi, in soccorso viene lui…guarda attenta, prendi appunti e con lo stress così la spunti!
Un abbraccio lascio a voi, buon week end a tutti noi ^__^

FOCACCIA GREEK STYLE (pomodorini, cipolle, olive e feta)
INGREDIENTI

  • 300gr di farina di Kamut
  • 200gr di farina Manitoba
  • 410gr di acqua
  • 10gr di lievito di birra fresco
  • pomodori secchi a piacere
  • 50gr di pesto di olive nere
  • 1 cucchiaino di zucchero di canna
  • 8gr di sale
  • formaggio feta q.b.
  • pomodori ciliegino 
  • 1 cipollotto fresco di Tropea
  • rucola
  • emulsione acqua-olio evo per la superficie 
Sciogliere il lievito nell’acqua con lo zucchero di canna e lasciar riposare una decina di minuti. Riunire le farine nella ciotola dell’impastatrice, fare una fontana al centro e versarci l’acqua con il lievito. Avviare la macchina con la foglia, quando il tutto è amalgamato aggiungere il sale e lavorare a velocità 1,5-2 fino a che l’impasto prende corda. 
Aggiungere poco alla volta il pesto di olive, quindi unire i pomodori secchi tagliati a piccoli pezzetti, montare il gancio e lavorare fino a che la pasta risulta ben incordata e si stacca in blocco dalle pareti della ciotola. Coprire con pellicola  e lasciar lievitare per circa un paio d’ore: deve triplicare di volume.
Rovesciare la pasta sulla spianatoia infarinata con abbondante semola, spezzarla in due e aiutandosi con una spatola dare due giri di pieghe tipo 1; coprire e lasciar riposare 20-30 minuti.
Con le mani ben unte di olio trasferire la pasta in due teglie foderate di carta forno, stenderla cercando di non schiacciare le bolle, distribuire sulla superficie i pomodorini divisi a metà e il cipollotto affettato al velo e lasciar riposare ancora una mezz’ora. Nel frattempo accendere il forno a 220°C.
Spennellare la superficie con un’emulsione acqua-olio e infornare per circa 12 minuti ultima tacca in basso. Spostare quindi alla seconda tacca dall’alto e terminare di cuocere per altri 5-7 minuti fino a doratura. 
Fuori dal forno distribuire sulla superficie il formaggio feta sbriciolato, qualche fogliolina di rucola e

…buon appetito!

(*I pomodori secchi che ho usato sono pronti da gustare subito conditi a piacimento, senza necessità di essere messi a bagno e dissalati. Se usate pomodori secchi classici, RICORDATEVI di dissalarli lasciandoli a bagno in acqua tiepida e di asciugarli molto bene prima di aggiungerli all’impasto.

Con questa ricetta di ispirazione vagamente greca partecipo alla bellissima raccolta di Zucchero&Farina “Ethnic Food

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Il fascino del bianco e nero

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato



Buongiorno ragazzi, subito subito domanda a bruciapelo di metà settimana!
Vi piacciono le foto in bianco e nero

Io le adoro, trovo che abbiano un fascino tutto particolare che lascia libero spazio alla fantasia e al romanticismo…mi piace immaginare le tinte, magari sgargianti, che possono nascondersi dietro quei due unici colori in diverse gradazioni che compongono la foto, mi piace sognare nell’atmosfera magica evocata dalle immagini sbiadite…mi piace! Oggi si vede che mi sono alzata con una vena nostalgica eh?
Ma è vero anche che non tutti i soggetti si prestano bene allo stesso modo. Decisamente adoro in bianco e nero le fotografie dei matrimoni e questa riflessione mi è venuta perchè rimettendo ordine tra vecchie carte mi son capitate tra le mani un paio di foto del matrimonio di mia cugina, giustappunto in stile bianco e nero invecchiato e da lì ho sono passata a ricercare le vecchie foto dei mie nonni e a lasciarmi andare sulla scia nostalgica dei ricordi…ma ora basta con i sogni ad occhi aperti e torniamo alla realtà…possibilmente a colori!
La ricetta di oggi  rende decisamente meglio in chiave colorata, anche se sulla scena bianco e nero sono sempre i protagonisti, non trovate?

Quest’insalata di riso, che nella versione “primitiva” era di solo riso bianco (il nero Venere ancora mi colpiva con la sua freccia di Cupido), è nata un po’ per caso un po’ per gioco per partecipaore ad un concorso di cucina ed è successo che ridendo e scherzando
“ora mando la ricetta e vinco, ora mando la ricetta e vinco”
…ho vinto davvero (o)_(o)!!!
Da quell’estate di qualche anno fa, è entrata di diritto nei piatti must da riproporre almeno una volta, un po’ come fosse un portafortuna e siccome il postino suona sempre due volte (metti che la prima non avete sentito!!!), in attesa che si rifaccia vivo per la seconda (siiiiiiiiì eh, aspetta e spera…che non s’avvera!) vi lascio con questo…
RISO FREDDO SALMONE e ARANCIA

INGREDIENTI per 4 persone

  • 300gr di riso (per la versione “sale-pepe” 150gr di riso bianco e 150gr di riso nero Venere)
  • 2 fette di salmone fresco da circa 170gr l’una (o 200gr di salmone in scatola al naturale)
  • 1 carota
  • 1 costola di sedano
  • 1/2 cipolla
  • 4-5 grani di pepe
  • 2 arance non trattate
  • 100gr di olive nere snocciolate
  • 1 mazzetto di rucola
  • olio evo
  • sale
  • pepe
Se si utilizza il salmone in scatola basterà scolarlo dal liquido di conservazione e sfaldarlo grossolanamente in una ciotola.
Se invece di decide di utilizzare il pesce fresco, preparare un court-bouillont portando ad ebollizione in un tegame dell’acqua con tutti gli odori, compreso il pepe in grani, lasciare sul fuoco circa 15 minuti, poi aggiungere le fette di salmone e cuocerle per una decina di minuti. Scolare il pesce e una volta freddo, eliminare pelle ed evenutali lische e sfaldarlo grossolanamente in una terrina.
Aggiungere al salmone le olive a rondelle e la rucola tagliuzzata e tenere da parte.
Lavare le arance, sbucciarle, tagliare parte della scorza a julienne (SOLO la parte arancione!) e farla insaporire in una padellina con un cucchiaio di olio. Tenere da parte.
Spremere le arance, filtrare il succo, raccoglierlo in una ciotolina ed emulsionarlo con 6 cucchiai di olio, sale e pepe, fino a formare una salsina cremosa. 
Lessare il riso in abbondante acqua bollente salata (per la versione “sale-pepe” cuocere i due tipi di riso separatamente, altrimenti quello bianco rischierà di diventare nero nell’acqua del riso Venere!!!), scolarlo al dente e fermarne la cottura passandolo sotto un getto di acqua fredda. Scolarlo bene lasciandolo asciugare su un canovaccio.
Aggiungere il riso nella terrina con il salmone, le olive e la rucola, condire con l’emulsione di olio e succo d’arancia (può non essere tutta necessaria, dipende da quanto grandi e succose sono le arance), unire i filetti di scorza e mescolare bene per amalgamare il tutto.
Lasciar riposare per almeno un’oretta prima di servire.

NOTA: l’insalata è più gustosa se preparata con un giorno d’anticipo, in modo che i sapori possano amalgamarsi tra loro; ricordarsi però di riportarla  a temperatura ambiente prima di servire.
Con questa ricetta partecipo ancora una volta alla raccolta ”Pasta fredda che passione“ …grazie Puffin ;)
…ed alla raccolta “Sapore di Mare” di Manuela  

Un abbraccio a tutti voi ^__^





Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Da un’alga…una rosa

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buondì ragazzi, Ferragosto è passato e con lui anche l’estate mi sembra volata via! A proposito, che avete fatto di bello?
Io niente di particolare, non amo troppo il caos di questa giornata quindi niente mare, niente terme, niente gita fuoir porta, ma una “tranquilla” (si fa per dire!) giornatina in casa, passata in cucina tra marmellata di susine, bottino di sabato e di cui a breve posterò al ricetta, e sperimentazioni varie con un “giochino” nuovo mentre la città era (e lo è tutt’ora) un brulicare di gente impazzita per il Palio dell’Assunta che si correrà stasera in Piazza del Campo.
Ma vi dicevo del mio “giochino”…vi avviso, è cosa lunga!
La prima tentazione è stata da Zebretta, poi di nuovo oltremare e infine, in un’incursione al NaturaSì indovinate un po’ in cosa mi sono “involontariamente” imbattuta? In un bel vasetto di agar-agar in polvere…quando si dice il caso…chi l’avrebbe mai immaginato hihihihi!!!!
E dire che usarlo sembrava un gioco da ragazzi!
Primo inghippo: come lo doso? E qui, dove non è arrivata la bilancia sono venuti in soccorso i misurini IKEA, comprati una vita fa e mai usati! Finalmente il più piccolo ha trovato la sua funzione stabile e definitiva!
Secondo punto: come lo aggiungo?
E che ci vuole: lo sciogli, lo versi, dai una mescolatina e il gioco è fatto…direte voi!
Eh sì ehhhhhhhh! O sono particolarmente imbranata io (e ammetto pure che LO SONO!) o non è poi così facile come sembra, almeno non senza averci preso prima un po’ di confidenza.
Al primo esperimento mi son dimenticata di bollire l’agar. Risultato: yogurt con annesso agar liquido che non si sarebbe sciolto neanche da qui a tre anni e mezzo…’na ciofeca!
Seconda prova:mi ricordo di bollire l’agar ma fuuuuuuuuurba, prendo una tazzina da caffè per metterlo in microonde. Risultato: ogni due secondi rischiava di strabordare di fuori fino a che…l’ha fatto! Prendere una tazza più grande no eh? Perchè semplificarsi la vita quando la si può avere spericolata come Vasco Rossi! E così pure il forno m’è toccato pulire!
Terza prova: risolto il problema “bollitura”, verso l’agar nello yogurt e secondo voi con cosa mescolo, con una frusta? Ma no di certo! CUCCHIAINO! E cosa vuoi che le abbiano inventate a fare le fruste! Come la freccia delle auto, mai nessuno che la metta quando serve. Ecco, io faccio lo stesso con la frusta. Risultato di cotanto sbattimento di cucchiaino: un budino di yogurt che non sarebbe stato affatto male se in bocca non fosse toccato avere a che fare con qualche pezzetto (qualche parecchio!) di agar plasticoso! Ciofeca due…la vendetta!
Ma siccome chi la dura la vince e io DURA sono, alla fine il mio sistemino per ragionare a quattr’occhi con mr agar l’ho finalmente trovato.
1. intanto mi sono convertita all’uso della frusta;
2. intanto ho deciso che è meglio un pentolino grossso esagerato quanto vuoi ma sul fornello piuttosto che la tazza in micro;
3. la qt di liquido non deve essere troppa ma neanche troppo poca, in modo che l’agar bollente risulti bello fluido e non viscoso;
4. lo incorporo a filo mescolando, nello yogurt portato a temperatura ambiente, in modo da eviatare uno shock termico troppo brusco.
Non so se sia il sistema più corretto però finora è quello che mi ha permesso di ottenere un budino denso e cremoso al punto giusto, sano e leggero, sempre diverso, senza intrusi indesiderati, velocissimo da preparare (anche meno di un’oretta di frigo per le mono porzioni ed è pronto) e che si sforma a meraviglia.
Io me lo gusterò stasera guardando il Palio in TV e voi?
Ah…dimenticavo! Siccome nel mezzo di tutto questo po’ po’ di prove ho fatto qualche ricerchina in rete, ho trovato questo esperimento molto interessante. Se vi va di darci un’occhiata…

BUDINO di YOGURT VANIGLIA e CAFFE’
INGREDIENTI per 6 rose
- per il budino al caffè

  •  250gr di yogurt intero bianco cremoso a T ambiente
  • zucchero q.b.
  • 1/2 cucchiaino da thè di agar-agar (1gr)
  • circa 1/2 tazzina da caffè di acqua
  • 2 cucchiaini di caffè solubile

- per il budino alla vaniglia

  • 250gr di yogurt intero bianco cremoso a T ambiente
  • zucchero q.b.
  • 1/2 cucchiaino da thè di agar-agar (1gr)
  • circa 1/2 tazzina da caffè di acqua
  • 1 cucchiaino di vaniglia liquida

Per il budino al caffè: zuccherare lo yogurt a piacere, aggiungere il caffè solubile e mescolare bene.
Sciogliere l’agar nell’acqua e lasciar bollire a fuoco basso per un paio di minuti. Spegnere il fuoco, far riposare un mezzo minuto mescolando, poi versare a filo nello yogurt al caffè, mescolando rapidamente con una frusta.
Versare subito negli stampini riempiendoli a metà e tenere da parte.
Preparare ora il budino alla vaniglia. Zuccherare lo yogurt, aggiungere anche la vaniglia liquida e mescolare.
Sciogliere l’agar come sopra, aggiungerlo a filo nello yogurt alla vaniglia, mescolando velocemente con la frusta, e versare negli stampini sopra la parte al caffè, che nel frattempo avrà cominciato a solidificare.
Trasferire il tutto in frigo e una volta be solidificato (ci vorrà un’oretta) sformare i budini su un piattino da dessert, decorare a piacere con chicchi di caffè al cioccolato (che acciderbola mi sono ricordata troppo tardi!) e servire.

Aggiungo questa ricetta lampo alla freschissima raccolta di Menta & Cioccolato

Grazie a tutti per la vostra pazienza, ne avete davvero tanta se siete riusciti a reggermi senza crollare fino alla fine di questo post-odissea…tutto per un budino di yogurt!!!
Un bacione e alla prossima ^__^

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Premio Creatività…a me?!?!?

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buon Ferragosto a tutti, a chi è in vacanza, a chi è rimasto in città, a chi parte e a chi resta.
Oggi niente ricetta, ma un post veloce veloce per ringraziare di cuore la super simpaticissima Mony per questo premio del tutto inatteso!!!
Creativa io…in cucina…Mony sarà mica l’effetto della dieta?
Però lo accetto mooooooooolto volentierissimo, chissà che non sia di buon auspicio per la mia fantasia ;)  !
Ora…io dovrei girarlo ad altri 5 blog ma sapete bene che non mi piace fare delle scelte, intanto perchè credo che siate tutti/e meritevoli di premio, secondo perchè a me sembrate tutti mooooooolto più creativi di me.
Eeeeeeeeergo, io lo offro a tutti voi che avrete piacere di accettarlo in segno di affetto e di amicizia.
Un bacione grande…grazie di esserci :X

Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Mamma…così non vale!

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Cosa non ci si inventerebbe per far mangiare ‘sti figlioli
Quante volte questa frase risuona sulle labbra delle mamme! Mamme all’appello, ditemi voi se sbaglio.
Non sono mai stata una bambina capricciosa, ma se c’è una cosa per cui ho davvro fatto penare la mia mamma è stato convincermi a mangiare la “ciccia”.
Da un lato io che non volevo sentirne, dall’altro il pediatra con il suo “carne ALMENO una volta al giorno” (almeno sì, ALMENO NON ROMPERE tanto, dico io!)vista la mia anemia cronica, e in mezzo Santa Mamma alle prese con “cosa mi invento oggi pur di fargliela ingoiare”, un terzetto davvero da non perdere!!!
E a tavola era di routine il classico tira e molla
un altro pezzetto
“non ne voglio più”
questo soltanto
“noooooooo, ho detto di no!”
uno, uno solo, fallo per mamma
“uffiiiiiiiii, uno per questo uno per quello…e bastaaaaaaaaa!”

capa tosta lei capa tosta io, buon sangue non mente!
Però però…siccome l’esperienza (in questo caso) fa l’uomo ladro, la mia mammina furbacchiona…

Fediiiiiiii (pure col vezzeggiativo!) la vuoi la PIZZA oggi?”
“la pizza?!?!? SIIIIIIII’ la voglio la voglio” (illusa ragazzina!)
OK perfetto” (grrrrrrr, ‘ntipatica ‘mbrogliona!)

Vi lascio immaginare la mia faccia quando a tavola, al posto del tanto atteso oggetto del desiderio, mi sono vista recapitare un MAXI HAMBURGER debitamente travestito da…pizza!!! E siccome non mi è mai andata giù venir meno alle promesse e rimangiarmi la parola, me lo sono finito tutto senza fiatare o proferire parola. In fondo avevo accettato io la…pizza, e pure di buon grado!
Mamy…quella volta mi hai fregata, ma la prossima PIZZA la decido io ;)

PIZZA di CARNE in PADELLA

INGREDIENTI per 2 persone

  • 200gr di macinato magro di vitellone
  • 100gr di macinato magro di maiale
  • 1 limoni non trattato 
  • 1 uovo
  • parmigiano grattugiato q.b.
  • polpa di pomodoro fresco
  • 2 fette di provola dolce
  • olive nere snocciolate
  • maggiorana
  • origano 
  • curry
  • olio evo 
  • sale
Tritare finemente le erbe aromatiche (a piacere unire anche uno spicchio d’aglio spremuto; io non lo metto perchè mi resta pesante). Spremere il limone e filtrarne il succo. 
In una ciotola riunire i due tipi di macinato, aggiungere il trito di erbe aromatiche, il succo del limone (se fosse troppo, non aggiungerlo tutto) e impastare. Unire l’uovo sbattuto, una generosa manciata di parmigiano, una leggera spolverata di curry, regolare di sale e mescolare per amalgamare gli ingredienti. Lasciar riposare una decina di minuti, poi mescolare bene di nuovo (non dovrebbe essere necessario, ma se l’impasto fosse troppo umido unire pochissimo pangrattato). 
In una padella antiaderente scaldare un cucchiaio di olio, versare la carne e schiacciarla con il dorso di un cucchiaio in modo da formare un tortino (io ho diviso l’impasto in due parti e ho preparato due “pizzette” monoporzione). 
Lasciar cuocere a fuoco basso per una decina di minuti, girare delicatamente la “pizza” con l’aiuto di un piatto e proseguire la cottura dall’altro lato per 5 minuti circa, poi distribuire sulla superficie la polpa di pomodoro, la provola a listerelle e le olive a rondelle. 
Coprire con un coperchio e cuocere ancora per un paio di minuti, il tempo necessario perchè il formaggio fonda. Servire subito. 

Chissà se bambini della Cometa Pasticciona gradiranno come quelli più “cresciuti” ^__^



Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
La "signora" in giallo ;)

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


(foto presa dal web)
Da miss Murple a Jessica Fletcher, passando per Maigret e Poirot (giusto per citarne qualcuno) i romanzi gialli sono sempre stati i miei preferiti, da sempre. Non so quanti ne ho “divorati” , specie in estate durante le vacanze scolastiche, per cercare di ingannare il tempo sotto l’ombrellone, visto che il “dolce far niente” non mi è mai stato troppo congeniale. E forse oggi un po’ di sano relax dedicato alla lettura è una delle cose che più mi manca. Non sono buona (non lo sono mai stata) a finire un libro una paginetta per volta, trascinandolo per mesi lì sul comodino. Quando l’ho per le mani devo leggerlo tutto d’un fiato e così, causa tempo ridotto all’osso, anche le buone letture si sono drasticamente ristrette ai minimi termini. Non invece le sortite in libreria, dove potrei passare un intero pomeriggio persa tra gli scaffali e sempre inesorabilmente attratta, in dirittura d’uscita, dal reparto “cucina”…sarà un caso? Beh, sta di fatto che se il tempo da dedicare alla lettura si restringe, la pila dei libri accumulati dietro una montagna di buoni propositi aumenta a dismisura e tra un po’ mi toccherà aggiungere una nuova libreria se non voglio finire sommersada una valanga di pagine scritte.
Dunque…per tornare al post di oggi…che come sempe mi perdo lungo la via…che diamine c’entra il “giallo”? 
1. potrebbe essere un mistero degno di romanzo giallo dove troverò il tempo da dedicare alla lettura dei libri messi da parte in questi mesi…mhhhh, la soluzione mi sembra ardua, molto ardua assai!
2. ho qualche scheletro da nascondere che se ne sta chiuso nell’armadio…nooooooo, gli scheletri mi fanno impressione, semmai qualche manichino hihihihi :) )
3. ho un matrimonio in vista per fine settembre e sono alla ricerca di un vestito giallo canarino (da cui la “signora in giallo”…siiieeeh…signora!!!) per l’occasione. Nero Calimero + vestito Giallo Canarino io dico che ci viene fuori l’ape Maya…scartata pure questa!
E allora?
Ma semplice no?!?!? La nostra “signora” di oggi è una SIGNORA FOCACCIA e giallo è il colore regalato all’impasto dalla preziosa polvere di zafferano. Sì, una bella focaccia allo ZAFFERANO, guarnita con cipolle e pomodorini, ecco svelato il mistero della “signora in giallo” ^_^
Come mi è venuta l’idea? Beh, semplicemente prendendo spunto da un contorno che ormai a casa è d’abitudine, specie in estate con le cipolle fresche, quelle bianche e dolci (ma anche con le rosse fresche di Tropea è niente male): cipolle, pomodorini, abbondante origano e…zafferano! Dunque, avevo cotto delle cipolle in abbondanza e visto che i pomodorini in frigo non mancano mai e il sabato era è “focaccia forever” per cambiare un po’ dal solito ho provato a fare 1+1+1 ed ecco quello che è benuto fuori: un esperimento decisamente da ripetere, la soluzione al nostro “giallo” di oggi ;)

FOCACCIA allo ZAFFERANO con CIPOLLE e POMODORINI
INGREDIENTI
  • 250gr di farina di kamut
  • 250gr di farina Manitoba
  • 400gr di acqua
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 10gr di lievito di birra fresco
  • 2 bustine di zafferano
  • origano q.b.
  • 1 cucchiaino di miele
  • 8gr di sale
  • pomodori ciliegino q.b.
  • 1-2 cipolle bianche (meglio se fresche)
  • emulsione acqua-olio per la superficie
Sciogliere il lievito nell’acqua con il miele e lasciar riposare una decina di minuti. 
Riunire le farine setacciate con lo zafferano e 2-3 bei pizzichi di origano nella ciotola dell’impastatrice, al centro fare una fontana e versarci l’acqua con il lievito. Avviare la macchina con la foglia, amalgamare il tutto poi aggiungere il sale e continuare a lavorare a velocità 1,5-2 fino a che l’impasto prende corda. 
Aggiungere l’olio a filo, montare il gancio e continuare a lavorare fino a che la pasta risulta ben incordata e si stacca in blocco dalle pareti della ciotola. 
Coprire con pellicola e lasciar lievitare per circa due d’ore: deve triplicare di volume.
Rovesciare la pasta sulla spianatoia cosparsa di semola, spezzarla in due e aiutandosi con una spatola dare due giri di pieghe tipo 1; coprire e lasciar riposare circa 20 minuti.
Con le mani ben unte di olio trasferire la pasta in due teglie foderate di carta forno, stenderla cercando di non schiacciare le bolle, distribuire sulla superficie i pomodorini divisi a metà e le cipolle parzialmente cotte a fette (*) e lasciar riposare ancora una mezz’oretta. Nel frattempo accendere il forno a 220°C.
Spennellare la superficie con un’emulsione acqua-olio, insaporire con del sale grosso pestato e infornare per circa 12 minuti ultima tacca in basso. Spostare quindi alla seconda tacca dall’alto e terminare di cuocere per altri 5-7 minuti fino a doratura. 

(*) quelle che avevo erano cipolle scottate a vapore ma se preferite potete anche soffriggerle in padella con un po’ di olio ed eventualmente un goccio d’acqua, fino a renderle appena morbide, senza aggiungere sale.  
Aggiungendole direttamente a crudo sulla superficie della focaccia, ho l’impressione che le cipolle non abbiano il tempo di cuocere completamente in forno, restando così troppo al dente. 

NOTA Piccolo trucchetto, che senz’altro tutti conoscete, ma che vi ricordo lo stesso così lo ricordo anche a me medesima: per eliminare l’odore “forte” della cipolla (che rende l’alito non proprio Chanel n°5!) e renderle nello stesso tempo più digeribili, le lascio almeno un paio d’ore a bagno in acqua e latte con un pizzico di sale. Magari non passeranno del tutto inosservate alla “prova bacio” ma la differenza c’è e si sente ;)

Un bacio, alla prossima


Per leggere tutto l`articolo fai clic sul titolo seguente:
Il granito duro si fa tenero…

oppure visita direttamente il blog:
Note di cioccolato


Buondì, buon inizio settimana a tutti.
Passato bene il week end ragazzi?… ma…c’è nessuno?!?!? Non sarete mica tutti in vacanza?!?!?
Io nel fine settimana mi sono data all’algebra!!!
No, non ho preso l’ennesima insolazione, è che avevo voglia di granita e così mi sono data all’algebra…elementare Watson!!!
Dopo l’acqua calda e il pH un pizzico di matematica ci stava bene…o no?!?! E poi oggi inizia una nuova settimana, siamo tutti belli freschi e riposati e possiamo far di conto!!!
Ancora una volta tutto è partito da lei, che riesce sempre a tirar fuori la mia vena nascosta di piccolo chimico e così mi son data ai calcoli secondo le equazioni del mitico Bressanini ma se proprio devo dirla tutta, il risultato non è che mi convincesse poi al 100%! Vabbè che amo i dolci poco dolci ma la qt algebrica di zucchero mi risultava davvero troppo poca per riuscire a non strizzare gli occhi all’acre del limone! 
E secondo voi cosa potevo fare allora se non fidarmi della sua versione ma reinterpretandola…a modo mio (Ornè…scusa l’appropriazione indebita di terminologia ^__^)? Ed è quello che ho fatto…di fatto!
Dopo un primo esperimento non proprio perfetto, in cui ho ridotto lo zucchero senza di pari passo aumentare la qt di miele (la granita è rimasta leggermente “dura”) direi che con la seconda prova ho fatto centro, almeno a giudicare dalla velocità con cui è finita ;) !
Per la versione originale vi rimando qui, mentre ora vi lascio con la mia interpretazione della…

GRANITA al LIMONE e…
INGREDIENTI

  • 375ml di acqua
  • 250gr di zucchero
  • 250ml di succo di limone
  • 25gr di miele poco aromatico (io ho usato del miele di limone, guarda caso l’unico che avevo al momento)
  • succo di 1/2 limone
  • 1 cucchiaino scarso di zenzero in polvere
  • zenzero fresco
Prima di tutto aromatizzare il miele facendolo sciogliere con il succo del mezzo limone, uno spicchio di polpa e un pezzetto di scorza, lasciarlo raffreddare e conservarlo in frigo. Se possibile procedere a quest’operazione il giorno prima, in mdo che il miele possa assorbire bene gli aromi del limone.
Far bollire l’acqua per circa 15 minuti con un pezzetto di radice fresca di zenzero, sbucciata e tagliata a fettine, spegnere il fuoco, aggiungere lo zenzero in polvere e lasciare in infusione per un altro quarto d’ora poi filtrare il tutto e riportare a volume per avere i 375ml previsti dalla ricetta (*).
Aggiungere all’acqua aromatizzata lo zucchero e le scorze di limone (solo la parte gialla, mi raccomando!), portare ad ebollizione, ridurre la fiamma e lasciar restringere per qualche minuto, mescolando con un cucchiaio di legno. Filtrare lo sciroppo con un colino a maglie fitte, aggiungere il succo dei limoni e il miele aromatizzato (filtrati entrambi) ed emulzionare bene il tutto con la frusta elettrica.
Trasferire il composto in un contenitore in plastica provvisto di coperchio e riporre in freezer per tutta la notte.
Il giorno dopo la granita è pronta per essere gustata in tutta la sua fresca morbidezza. E se siete amanti del pizzico, è perfetta per dissetare con “brio”…altro che “rossa o blu ” di R…..TA!!! Non ci credete? Provate ;)

NOTA (*): la mia soglia di percezione del piccante è decisamente alta, quindi ho abbondato sia con la radice fresca di zenzero che con il cucchiaino di polvere (piuttosto colmo e non scarso).
Vi consiglio di assaggiare l’acqua aroomatizzata una volta ripotata a volume prima di preparare lo sciroppo e nel caso fosse troppo “piccante” di diluirla ulteriormente usandone poi la qt prevista dalla ricetta.

Con questa fresca e dissetante ricetta partecipo all’estivissima raccolta di Menta & Cioccolato

CERCA RICETTE
TUTTE LE RICETTE DEL BLOG…
PELLEGRINO ARTUSI – Gratis
Artusi gratis

Fai clic sull'immagine per ricevere
gratis il grande ricettario di Pellegrino Artusi!
790 ricette originali del 1891!!!
Non perdere l'occasione e passaparola!

TI PIACE QUESTO BLOG? :-)
FACEBOOK


ALBUM RADUNI

MaxiRaduno 2010



MaxiRaduno 2009




Guarda altre foto!
VIDEO RICETTE
Alice TV video ricette