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dal blog: Ricette in volo
Qualche settimana fa abbiamo fatto una vera e propria Jam Session: a casa di manu ci siamo sbizzarrite a sperimentare (vecchie e nuove) ricette con tema “la marmellata di prugne”.
La serata e’ trascorsa fra chiacchere, sessioni appassionate di fotografia, tante risate, sperimentazioni varie, qualche pasticcio, ma soprattutto tante tantissime prugne
Potete vedere i risultati della serata sia qui che sul blog di manu.
Io ho deciso di sperimentare l’uso del rabarbaro (visto che da quest’anno ne ho una bellissima pianta nell’orto) nelle marmellate. Ed in particolare, visto che e’ ampiamente usato in abbinamento a lamponi e fragole (sbirciate Lisette, Tuki, FrancescaV), mi sono buttata sulle prugne.
Il risultato e’ davvero incredibile: il gusto un po’ acidulo e leggermente amaro del rabarbaro si sposa perfettamente con la dolcezza delle prugne. Inoltre, rispetto alla marmellata di sole prugne, il colore e’ un rosso rubino.
500g prugne
100g rabarbaro
1/2 mela
300g zucchero
Lavate bene le prugne e tagliatele a pezzi. Sbucciate e tagliate la mela.
Sbucciate le coste di rabarbaro (come fareste con il sedano) e tagliate anche questo a pezzi. Mettete tutto in una pentola insieme allo zucchero, lasciate cuocere mescolando ogni tanto. Quando giunge ad ebolizzione lasciate ancora qualche minuto (vale la prova con piattino di ceramica). Mettete quindi in barattoli sterilizzati.
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Dal sito di Claudia, che da un po’ di settimane leggo con piacere e sorpresa ogni giorno, ho scoperto una bellissima raccolta (anzi due!!!) fatta da Linda, che nel suo blog ha raccolto ben 100 ricette con la zucca, e 100 ricette con le castagne.
Beh, che dire, buona lettura e grazie mille a Linda!
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E’ proprio vero che alcune ricette nascono da una serie di incredibili coincidenze..
Qualche giorno fa Nico e Francy sono venuti a trovarci e ci hanno portato (direttamente dalla Corsica!) una fantastica marmellata di fichi e pinoli. Stavamo ancora decantandola, quando, per nostra immensa gioia, il mio vicino ci ha comunicato di scatenarci nella raccolta di fichi dalla sua pianta (quest’anno, ha proprio superato se stessa!!!).
Ecco allora che ho subito pensato di sperimentare la marmellata di fichi di S. Agnese (la piccola frazione di Civezzano in cui vivo da ormai 2 anni). E, vista la recente scoperta corsa, ho subito rubato la ricetta
..modificandola chiaramente.
Quindi, noci al posto dei pinoli, e un po’ di fichi con la buccia, perche’ siamo proprio sicurissimi che siano biologici e i pezzettini un po’ piu’ consistenti nella marmellata ci fanno impazzire.
500g fichi
300g zucchero di canna
1 mela
100g noci sgusciate
Sbucciate 2/3 dei fichi e lavate molto bene il restante 1/3 e tagliateli tutti a pezzi. Sbucciate e tagliate la mela. Mettete tutto in una pentola insieme allo zucchero, lasciate cuocere mescolando ogni tanto. Quando giunge ad ebolizzione lasciate ancora qualche minuto (fate la prova con il piattino di ceramica). Aggiungete quindi le noci trutate, mescolate bene e versate in barattoli sterilizzati.
Ancora un ringraziamento particolare al vicino Bruno, e a Nico e Elio che si sono scatenati nella raccolta.
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Questo post e’ dedicato a Manu, che mi ha donato questo premio:
Il premio assume un valore decisamente speciale, sia perche’ e’ il primo che ricevo, sia perche’ viene da una persona a me molto cara, che stimavo gia’ per molti aspetti, e che da poco stimo anche per la sua creativita’ culinaria!
Le dedico quindi questo post, e le immagini autunnali rubate il fine settimana scorso alla Festa della Zucca di Pergine Valsugana. Nella speranza che le siano di ispirazione per i piatti con cui ci stupira’ nei prossimi mesi.
E dopo questo assaggio di autunno, ricambio il favore dedicando il premio a:
- Semi di Papavero
- La mercante di spezie
- Quel che non strangola.. ingrassa
- Il ricettario di Anna
- Stella di sale
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Oggi nessuna ricetta.
Siamo a fine settembre e, dato che presto dovra’ affrontare un lungo e nevoso inverno (almeno cosi’ dicono gli “osservatori di vespe e api”), ho deciso di dedicargli un post speciale.
Il tributo e’ piu’ che meritato. Un po’ perche’ i post precedenti sfruttano quasi sempre le sue produzioni. Un po’ perche’ un raccolto come quello di questi giorni proprio non me l’aspettavo, vista la scarsa cura che gli ho dedicato negli ultimi due mesi!
Facciamo rullare i tamburi (..anzi, le zucche vuote!) e abbia inizio la celebrazione.
Presto nuove ricette che approfittano del raccolto..
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Spero che i milanesi non se la prendano troppo: un titolo classico di questa ricetta sarebbe stato infatti “Risotto alla milanese”.

Ma quello che molti non sanno (ed io ero fra questi, fino al regalo del mio amico aquilano Antonio) e’ che lo zafferano e’ uno dei prodotti DOP del comune dell’Aquila, come testimonia il bellissimo sito del Consorzio, ricco di riferimenti ad eventi ed itinerari gastronomici.
Qualche giorno fa ho avuto la possibilita’ di scoprire e gustare questo prodotto (grazie Antonio!!!), che uso spesso nelle mie ricette. Per apprezzarne al meglio la qualita’, ho deciso di provare questa ricetta semplice e classica.
La prova e’ stata superata a pieni voti! Un motivo in piu’ per visitare queste bellissime zone, magari nel periodo della fioritura, quando le vallate e i prati si tingono di viola e rosa.
riso
brodo vegetale
vino bianco
cipolla
olio
zafferano
pepe
Fate dorare la cipolla tagliata sottile in una padella con un filo di olio. Aggiungete quindi il riso e scottate per un minuto circa. Aggiungete quindi mezzo bicchiere di vino e, a fiamma vivace, fate evaporare l’alcol. In un bicchiere fate sciogliere lo zafferano in acqua tiepida e aggiungete. Coprite quindi il riso con il brodo vegetale e portate ad ebollizione. Mescolate di tanto in tanto, aggiungendo del brodo quando necessario, fino a termine cottura.
Ottimo servito con una grattuggiata di pepe.
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Ricette di strangolapreti, e loro varianti regionali, se ne trovano tantissime (fra tutte, le creazioni di manu e Fabien).
La ricetta che propongo qui ha un sapore per me speciale. Il pane secco, spezzettato in maniera grossolana, e le erbe dell’orto, raccolte e subito cotte e tagliate su vecchi taglieri di legno. Il tempo scandito dal ritmo delle domeniche di paese. I rintocchi di una campana in lontananza. A vigilare attente sulla cuoca, solo le montagne.
spinaci e erbette
un uovo
pane secco
sale
noce moscata
latte Per condire
burro
salvia
grana Pulire bene le erbette e gli spinaci e scottarli in acqua calda salata per 3 minuti circa (ottimi anche al vapore: 5 minuti circa). Tagliatele quindi a pezzetti e mettetele in una ciotola insieme all’uovo. Mescolate bene e poi aggiungete un po’ alla volta il pane secco spezzettato ammorbidito con un po’ di latte. Salate e spolverate di noce moscata.
In una pentola portate l’acqua ad ebollizione. Preparate quindi, aiutandovi con un cucchiaino (ma soprattutto con le mani!!!), i gnocchi e metteteli nell’acqua bollente. Quando vengono a galla lasciate cuocere ancora per circa 3 minuti e poi scolateli.
Condite infine con abbondante formaggio grana e burro fuso, in cui avrete fritto un po’ di salvia.
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Niente paura: non dovrete sacrificare nessun animale esotico!
In realta’ questo semplice e prelibato contorno e’ a base di melanzane.. ma quel simpaticone di Nico, ce l’ha annunciato cosi’, la prima volta che l’abbiamo gustato da lui e Fra.

In effetti l’aspetto non e’ proprio il massimo.. ma vi assicuro che e’ ottimo. Soprattutto in estate, abbinato a formaggi freschi tipo feta o ricotta.
melanzane
aglio
olio
aceto balsamico
sale
Lavate le melanzane e tagliatele a cubetti di circa 2-3 cm. Nel frattempo, preriscaldate il forno a 200 gradi. Stendete le melanzane su una teglia (io uso quella del forno ricoperta di carta da forno) e cospargetele con un po’ di sale. Infornate e cuocete per circa 15 minuti. Tolte dal forno, lasciatele riposare per 10-15 minuti.
In una ciotolina mettete l’aglio schiacciato (io ne uso 1 spicchio ogni 2 melanzane), abbondante olio extra vergine e l’aceto balsamico. Mescolate bene.
Prendete una ciotola capiente e aggiungete le melanzane (dovrebbero essere tiepide). Versate quindi la salsina e mescolate.
Sono gia’ molto buone appena fatte, ma migliorano se lasciate riposare qualche ora.
Varianti: al posto dell’aceto balsamico si puo’ usare della salsa di soia.
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Finalmente ho raccolto le prime fragole! E si sa, le prime dell’anno hanno sempre un sapore unico.
Come tributo alle mie piantine, che quest’anno promettono una super produzione, ho deciso di fare una delle mie torte preferite: una crostata.

Entusiasmata dal post di Alex, ho deciso di modificare la ricetta classica optando per una guarnizione particolare: menta e fiori di sambuco (la ricetta di Alex prevedeva fiori di timo.. non riesco proprio ad evitare le sperimentazioni!!!).
Il risultato, letteralmente divorato dai miei amici, e’ stato apprezzato non solo per l’estetica, ma per il sapore fresco della menta che esalta incredibilmente quello delle fragole e affronta con determinazione la dolcezza della crema pasticcera.
Per la pasta frolla
150 gr di burro
75 gr di zucchero
1 tuorlo
230 gr di farina
Per la crema pasticcera
500 ml di latte intero fresco
1 bustina vanillina
4 tuorli
100 g di zucchero
50 g di farina
Per guarnire
Fragole (mezzo cestino)
Succo di 1 limone
Zucchero (1 cucchiaio)
Fiori di sambuco
Foglie di Menta
Preparazione pasta frolla. Disponete la farina a fontana e in centro aggiungete il burro,i tuorli d’uovo e lo zucchero. Lavorate per 10 minuti in modo da ottenere una pasta morbida, coprite la pasta con una pellicola e lasciatela riposare 30 minuti in frigo.
Nel frattempo lavate le fragole e tagliatele a meta’. Mettetele in una ciotola con il succo di limone e un cucchiaio di zucchero. Lavate le foglie di menta e i fiori di sambuco e fateli asciugare.
Preparazione crema pasticcera. In un pentolino, portate a bollore il latte a fuoco medio-basso insieme allo zucchero vanigliato. In una terrina a parte sbattete bene i tuorli con lo zucchero e incorporate la farina. Versate lentamente il latte bollente nella terrina e mescolate bene. Travasate il preparato in un pentolino e cuocete per 5 minuti a fuoco medio-basso senza smettere di mescolare. La crema dovrebbe risultare densa ma uniforme.
Lasciate raffreddare la crema. Riprendete la pasta frolla, impastatela per alcuni minuti e stendetela a foderate il fondo di una tortiera imburrata (diametro 26 cm). Punzecchiate la pasta in motli punti con una forchetta. Riscaldate il forno a 180 gradi e infornatela per 25 minuti.
Una volta cotta, lasciatela raffreddare per 15 minuti, poi stendete sulla base di pasta la crema pasticcera. Guarnite infine con le fragole, alcune foglioline di menta fresca e pezzettini di fiori di sambuco.
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Un venerdi’ sera come tanti. Arrivare stanchi e alienati dopo la settimana di corse/stress/cose-da-ricordare/cose-non-ricordate e un po’ storditi dal viaggio monotono in autostrada.
Quand’ecco una distesa d’acqua ti sorprende con la sua imperturbabile quiete. E in pochi secondi assorbi per osmosi una dose di serenita’ sufficiente a spazzare via ogni preoccupazione.
Questo e’ per me “il miracolo del lago di Garda”.

Un altro miracolo e’ entrare in casa ed essere accolti dal profumo di gorgonzola appena sciolto. E scoprire che non dovrai attendere molto perche’ la goduria passi dal naso alla bocca.. il tortino di farro con gorgonzola e pere di Ornella e’ gia’ in tavola!
farro (200g per 4-6 tortini)
gorgonzola
latte
una pera
Lavate il farro in acqua fredda. Fatelo quindi bollire a fiamma bassa in abbondante acqua per 40 minuti circa.
Nel frattempo lavate la pera e tagliatela a fettine molto sottili. Pochi minuti prima della fine cottura del farro sciogliete in un pentolino il gorgonzola con un po’ di latte.
Scolate quindi molto bene il farro. Disponete le pere tagliate sui piatti, formate dei tortini (io uso degli stampi in alluminio) con il farro e cospargete ogni tortino con la crema di gorgonzola.
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Poche cose mi ricordano l’estate quanto lo sciroppo di sambuco.

Qui in Trentino, come in Alto Adige, e’ una tradizione radicata per molte famiglie preparare questo sciroppo in tarda primavera e goderselo poi durante i pomeriggi estivi. Da bambina, non mancava occasione di scroccarne subito un abbondante bicchiere, appena varcata la soglia da amici e parenti.
La preparazione in realta’ e’ molto semplice, ma come tante alchimie casalinghe, il risultato finale dipende da miliardi di piccole combinazioni. Per cui e’ impossibile replicare il sapore di una bottiglia in particolare.. se non nei ricordi.
Una raccomandazione, forse ovvia: cercate di raccogliere i fiori da piante lontane da possibili fonti di inquinamento, e usate limoni biologici!
15 fiori grandi
1,5 kg zucchero
4 limoni
1,5 l acqua
Lavate i fiori e i limoni. Tagliate i limoni a fette. Lasciate macerare in un contenitore per 3 giorni i fiori di sambuco, i limoni e 1,5 litri d’acqua. Ogni tanto mescolate.
Al terzo giorno strizzate bene e filtrate il tutto (io uso una tela di lino), aggiungete lo zucchero e mescolate fino a che lo zucchero sia sciolto. Portate quindi ad ebollizione in una pentola ed imbottigliate.
Le bottiglie vanno conservate in un luogo fresco e buio.
Da consumare allungato con abbondante acqua fresca.
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Oggi sono veramente di corsa.. per fortuna venerdi’ e’ San Vigilio (patrono di Trento), e avro’ un po’ di tempo da dedicare a me e alle mie passioni.
E’ da un po’ di giorni che voglio pubblicare questa ricetta, adattata da una vecchia ricetta di crostata alle ciliegie in un momento di voglia estrema di dolce (possibile che a casa mia la dispensa ne sia sempre sfornita?!). Il problema piu’ grosso e’ stato, mentre aspettavo che la pasta frolla riposasse tranquilla, resistere alla tentazione di mangiarmi tutte le ciliegie ..che se ne stavano li’, come immortalate da foto, a crogiolarsi fra miele e cannella.
(per 6 stampini) Per la pasta frolla
150 gr di burro
75 gr di zucchero
1 tuorlo
230 gr di farina
Per farcire
300 g ciliegie
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaino di cannella in polvere
30 g di biscotti
Preparazione pasta frolla. Disponete la farina a fontana e in centro aggiungete il burro,i tuorli d’uovo e lo zucchero. Lavorate per 10 minuti in modo da ottenere una pasta morbida, coprite la pasta con una pellicola e lasciatela riposare 30 minuti in frigo.
Nel frattempo lavate e snocciolate le ciliegie tagliandole a meta’. Mettetele in una ciotola e aggiungete un cucchiaio di miele, e la cannella in polvere. Mescolate bene e lasciate riposare per 15-20 minuti. Aggiungete quindi i biscotti sbriciolati e mescolate. Io ho usato degli amaretti, perche’ danno un gusto un po’ amarognolo che si accosta bene al dolce di ciliegie e miele.. ma semplici biscotti secchi svolgono la stessa funzione: asciugare un po’ il succo fatto dalle ciliegie.
Riprendete la pasta frolla, impastatela per alcuni minuti e dividetela in sei parti. Imburrate 6 stampini (benissimo quelli da brownies). Per ogni stampino, usate una parte della pasta per foderare il fondo e i lati dello stampino, farcite quindi aggiungendo 2-3 di cucchiai di ciliegie ed infine chiudete la sorpresa con la pasta rimanente. Punzecchiate la pasta con una forchetta e spennellate la superficie con il sughino di ciliegie. Riscaldate il forno a 180 gradi e infornate per 20 minuti.
Una volta cotti, lasciate raffreddare per 15-20 minuti: il contenuto rischia di ustionare le papille dei vostri invitati!

































