testo di prova
nov
22

dal blog: Toni’s Pastries

C’era una volta un re… Come molte storie, anche questa comincia con un monarca, Federico II “il Grande” di Prussia, e con il suo Editto delle Patate. Quando si pensa alla Germania, va da sé che vi si associano le patate, un po’ come l’Italia e i macaroni, ma non è mica stato sempre così! Anzi, il tubero non era considerato cibo particolarmente appetitoso, e Federico dovette faticare non poco per fare accettare ai suoi sudditi l’idea di coltivarlo. Era il periodo della Guerra dei Sette Anni, e si rischiava la carestia, col pericolo ulteriore di essere presi per fame dal nemico: per questo motivo, Federico emanò addirittura un editto per imporre “a forza” la coltivazione delle patate – che tra l’altro crescono benissimo nel terreno umido di Berlino – e si racconta che abbia diretto personalmente l’organizzazione dei primi campi di patate, messi poi sotto stretta sorveglianza da parte dei suoi soldati: e questo per controllare che venissero davvero curati, e in seguito che nessuno rubasse il raccolto.

R. Warthmüller, Der König überall [Il Re dappertutto], 1886 (fonte: Wikipedia)

Ma c’è anche chi dice che le guardie fossero state istruite a far finta di distrarsi proprio per invitare i contadini a rubare le patate, perché allora valeva anche in Prussia il detto: Was der Bauer nicht kennt, frisst er nicht: il contadino non mangia ciò che non conosce. Per convincere i sudditi a coltivare la patata, allora, niente di meglio che invitarli ad assaggiarla… anche se nel modo meno ortodosso.

Basta. Quello che è certo è che un editto ci fu davvero, e reca la data 1756; e che alla fine il successo della patata fu travolgente. Adesso, per gratitudine, sulla tomba di Federico il Grande, nel parco di Sanssouci, c’è chi va a mettere le patate. Avrei voluto fare personalmente una foto per voi, ma stamattina faceva un certo frescolino, con relativa pioggerella, per cui… per il momento ringraziamo Wikipedia:

La torta di patate è per l’appunto un dolce povero: per rimanere in tema di roba campagnola. Non contiene grassi, è buono per colazione o merendina da scuola, l’unica nota “pesante” è costituita dalle uova. Volendo potete farcirlo con marmellata, ma la versione originale è questa, assolutamente semplice, direi quasi spoglia… Tipico di Potsdam, fin dai tempi della DDR è noto quello della Bäckerei Braune, il più antico panificio della città: e questa è la mia versione, per la quale vi serviranno

  • 400 g. di patate farinose lessate il giorno prima;
  • 5 uova M, separate;
  • 180 g. di zucchero;
  • 50 g. di mandorle macinate;
  • zeste grattugiato di un limone bio;
  • 2 cucchiai di succo di limone;
  • un pizzico di sale;
  • 2 cucchiai di rhum;
  • 50 g. di semolino fine;
  • 1 cucchiaino da té di lievito per dolci;

più

  • 200 g. di zucchero a velo;
  • succo di un limone.
Per prima cosa dobbiamo passare le patate allo schiacciapatate, per quanto possa essere noioso. Poi regoliamo il forno a 180º e iniziamo a lavorare: sbattiamo i tuorli per benino con lo zucchero, e quando la massa “scrive” aggiungiamo le mandorle con il zeste e il succo di limone, il sale ed il liquore, poi il semolino mescolato con il lievito per dolci ed infine le patate schiacciate. Una volta amalgamati bene gli ingredienti, è il momento di incorporare con cura gli albumi montati a neve ben ferma e riversare il tutto in uno stampo apribile da 26 cm.
Il dolce deve cuocere per 35 minuti, durante i quali non c’è da aspettarsi che si alzi molto, per via delle patate: sarà comunque molto soffice. Lo liberiamo dallo stampo e lo lasciamo raffreddare, per poi rivestirlo di una glassa preparata con lo zucchero a velo ed il succo del limone. Si può poi spolverare di cannella, a cui io ho rinunciato a malincuore per compiacere la maritale inimicizia nei riguardi di questa spezia…

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Categoria: Toni's Pastries
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