Devil's Food Cupcakes 

E’ Cupcake-Mania? Oppure, dato il potente contenuto emotivo di queste piccole torte, è più appropriato parlare di Cupcake-Passion? I dolcetti statunitensi hanno fatto breccia nel cuore degli italiani, passando attraverso quel punto indefinibile e irrintracciabile sugli atlanti anatomici che si trova a metà tra stomaco e anima.

Ricordo l’abbagliante bellezza delle vetrine di una cupcakery statunitense, il profumo di vaniglia, caramello e cioccolato rimasto sugli abiti quando, uscita dal negozio, passeggiavo con il mio cupacke chiuso in un’elegante scatola di cartoncino. La folla per le strade che viveva la propria vita quotidiana mentre io, con un simbolo della pasticceria d’oltreoceano chiusa nel suo scrigno di cellulosa, ero immersa nella condizione onirica e ‘galleggiante’ tipica di chi è in vacanza.

Scrivo l’articolo che segue mentre la mia casa è pervasa da un profumo ammaliante e irresistibile proveniente dal forno in cui stanno cuocendo i DEVIL’S FOOD CUPCAKES (vai alla ricetta) e i CUPANETTONECAKES (vai alla ricetta).

Consultando i libri che ho acquistato negli Stati Uniti, interamente dedicati ai cupcakes, ho letto spesso queste parole: evocazione, nostalgia, divertimento, seduzione, decadentismo.

Ricettario statunitense dedicato ai cupcakes

Le piccole torte, per il popolo americano che ne vanta la paternità, sono ricche di significati simbolici. Decadenti per il fatto di essere veri e propri inni all’estetica e al piacere del palato, regressive per il loro potere evocativo dei momenti felici dell’infanzia, ludiche perchè colorate e miniaturizzate, pregne di ‘affettuosità’ per il fatto di essere monoporzioni e quindi dedicate al singolo fruitore, possono essere conturbanti e seducenti quando le forme, gli ingredienti e i colori abbandonano la sfera giocosa per approdare nel favoloso mondo della sensualità, specie se il cioccolato fondente e il caramello diventano protagonisti della ricetta.

Candied Hazelnut Cupcakes

Candied-Hazelnut Cupcakes
Immagine tratta dal libro ‘MARTHA STEWART’S CUPCAKES’ – Ed. Potter

I cupcakes possono essere realizzati a partire da ricette dedicate o possono trasformarsi in versioni mignon di torte tipiche della cucina americana, come il Cheesecake o il Boston Cream Cake.

Boston Cream Cupcake
 
Boston Cream Cupcake
Immagine tratta dal libro ‘MARTHA STEWART’S CUPCAKES’ – Ed. Potter

Martha Stewart, nel libro “Cupcakes, 175 Inspired Ideas for Everyone’s Favorite Treat“, definisce i cupcakes dolci in grado di far sorridere chiunque, leader dei giorni speciali come i compleanni, le feste di fidanzamento, le ricorrenze nazionali, ma anche chicche adatte ad allietare i giorni che non hanno un significato particolare. Per colei che è una delle regine della TV e dei periodici americani a tema culinario, creatrice di un autentico impero commerciale, questi dolcetti sono deliziose e appetitose piccole torte dotate di un irresistibile appeal, sono ideali regali “scaldacuore” e sono capaci di indurre i newyorkesi a rallentare i propri frenetici ritmi di vita per socializzare, disponendosi in ordinate file fuori dai negozi che producono e vendono cupcakes.

In tutti gli Stati Uniti si possono trovare pasticcerie, bakery, bar o vere e proprie boutique che si sono specializzate nella produzione e nella vendita di queste torte monoporzione. Nelle vetrine di questi piccoli templi del gusto e della seduzione visiva, i cupcake fanno mostra di sè con tutto il potere comunicativo che li contraddistingue: cupcakes dedicati alle occasioni speciali come matrimoni o compleanni, ricorrenze nazionali come la Festa dell’Indipendenza, feste religiose come Natale, Pasqua, la Festa di San Patrizio o il Giorno del Ringraziamento, o altre occasioni di festa come Halloween o la ‘semplice’ celebrazione della stagionalità. I negozi, inoltre, vendono cupcakes ‘classici’, innovativi o distintivi e tipici del negozio stesso. Le ’boutiques’ più famose spediscono i propri prodotti in tutta la nazione e commercializzano merchandising.

Cupcakery - Las Vegas

The Cupcakery
Montecarlo Resort And Casino – Las Vegas

Cupcakes natalizi

Chistmas Cupcakes.
Immagine tratta dal libro ‘MARTHA STEWART’S CUPCAKES’ – Ed. Potter

Le piccole torte sono così famose e diffuse da essersi appropriate di un linguaggio grafico distintivo che può essere ritrovato in moltissime pubblicazioni o siti web dedicati: la scrittura in corsivo volutamente informale accompagna i colori generalmente utilizzati che sono il rosa carico o il celeste, abbinati al bianco e al marrone. Se i primi due rimandano chiaramente alla distinzione sessuale dei bambini, sottolineando quanto i cupcakes siano legati all’immaginario infantile, il bianco simboleggia sentimenti e immagini positive quali purezza, quiete, serenità, mentre il marrone si lega evidentemente al prodotto da forno cotto, al colore del dolce e confortante caramello, del cioccolato e della pasta lievitata uscita dal forno.

Per i cupcakes la decorazione è un elemento fondamentale, sia per ciò che concerne l’estetica, e quindi la simbologia, sia per ciò che riguarda il rimando agli ingredienti contenuti (un po’ come i colori dei macarons hanno il compito di suggerire il gusto della farcitura). Possono essere decorati con elementi che non hanno altre funzioni se non quella sensoriale ed estetica, oppure possono essere corredati di specifici elementi che li trasformano in minitorte celebrative.

Sunflower Cupcakes

Sunflower Cupcakes.
Immagine tratta dal libro ‘MARTHA STEWART’S CUPCAKES’ – Ed. Potter

La diffusione delle piccole torte negli Stati Uniti è una tradizione consolidata, tanto che i ricettari monotematici, suddividono i cupcakes in categorie, una delle quali, spesso, è definita Old Style o Classic Style: ciò dimostra da quanto tempo e con quanta intensità i dolcetti monoporzione sono radicati nella cultura gastronomica statunitense.

Tra i cupcakes Classic Style più famosi compaiono lo Yellow Buttermilk Cupcake (con una soffice copertura alla vaniglia) e il Devil’s Food Cupcake (coronato da una ricca decorazione al cioccolato che solitamente è una ganache), che deve il suo nome alla presenza del cioccolato in veste di irresistibile tentatore e al colore bruno che evoca l’oscurità e l’oblio dei sensi. Esistono anche tortine inusuali cotte nei vasetti di terracotta o nei coni di cialda destinati ai gelati da passeggio.

Cupcakes in terracotta

Gingerbread Cupcakes.
Immagine tratta dal libro ’500 CUPCAKES , THE ONLY CUPCAKE COMPENDIUM YOU’LL EVER NEED’ di Fergal Connolly – Ed. Sellers

Cupcakes in cialda

Ice Cream Cone Cupcakes
Immagine tratta dal libro ‘MARTHA STEWART’S CUPCAKES’ – Ed. Potter

I cupcakes sono anche diffusi in Gran Bretagna dove prendono il nome di Fairy Cakes e in Australia. In Cina, invece, si prepara il Mooncake, un dolcetto monodose a base di fagioli rossi o pasta di loto che si consuma accompagnato da the cinese. Questa specialità è celebrativa del Zhongqiu Festival o Mid Autumn Festival.

Tornando ai cupcakes americani, la prima menzione di queste preparazioni si può trovare in un ricettario di fine ’700 firmato da Amelia Simms, dove viene descritta una torta cotta in una piccola teglia di ceramica. Il termine cupcake, invece, compare per la prima volta nel testo culinario di Eliza Leslie “Seventy-five Receipts for Pastry, Cakes, and Sweetmeats“, nel 1828.

Secondo alcune scuole di pensiero i cupcake devono il proprio nome al fatto che i loro antesignani erano cotti in piccoli recipienti grandi quanto una tazza da the (mentre oggi sono generalmente cotti in appositi pirottini di carta). Altre versioni attestano che l’origine del nome derivi dal fatto che i cupcakes sono preparati dosando gli ingredienti in ‘cup‘ (unità di misura anglosassone). In ciò si differenzierebbero dal celebre Pound Cake che, invece, è preparato misurando gli ingredienti utilizzando unità di misura di peso.

Le meravigliose decorazioni tipiche delle minitorte americane si suddividono in categorie, anch’esse riguardate da differenti scuole di pensiero. Sfogliando i ricettari generalmente si incontrano i seguenti termini:

Frosting: comprende la crema al burro e le ganache (in linea generale, il frosting deve essere un composto sodo e stabile che mantenga  la sua forma nel tempo). Spesso il frosting è anche definito Icing (secondo il Dictionary of Desserts, Pastries, and Confections, i due termini sono intercambiabili). Io sono propensa a sposare altre scuole di pensiero che sostengono che il termine frosting è più adatto a descrivere una rifinitura gonfia e stabile in forma di massa tridimensionale, generalmente a base di burro o altri grassi, mentre l’Icing è un composto più leggero che riveste o si distribuisce sulla sommità del cupcake in uno strato sottile, spesso lucido, come ad esempio la pasta di zucchero tirata che si utilizza per foderae torte e dolci o la gelatina neutra che rifinisce le torte alla frutta.

Glaze: è una copertura brillante che comprende le glasse a base di acqua e zucchero a velo.

Topping: riguarda tutti gli elementi utilizzati per rifinire la sommità del dolcetto quali, confettini colorati, frutta fresca o secca, gelatine, sciroppi…

Per concludere questo breve compendio del cupcakes, credo sia utile fare una distinzione tra le tortine monoporzione e gli altrettanto famosi muffins.

Generalmente il muffin è asimilato più ai prodotti da forno come il pane e le brioches, piuttosto che alle torte. Esso, infatti, si consuma prevalentemente a colazione, mentre il cupcake è destinato ad accompagnare il the o il caffè pomeridiano o a essere servito come dessert alla fine dei pasti.

Il muffin può essere dolce o salato e di solito contiene olio vegetale. Il cupcake molto di rado è salato e tra gli ingredienti compare il burro e non l’olio.

Anche la tipologia di preparazione distingue il muffin dal cupcake: il primo, nella maggior parte dei casi, si cucina mescolando separatamente ingredienti secchi e umidi che sono poi uniti e l’impasto è mescolato per breve tempo. Il cupcake, invece, di solito prevede una montata di burro e zucchero come primo passaggio.

Il muffin può contenere frutta fresca nell’impasto e non è mai decorato come il cupcake che deve a questa caratteristica la propria fama.

Secondo Marc Grossman, uno dei più famosi autori di libri dedicati al muffin, quest’ultimo è “Un dolce a forma di cupola gonfio, croccante e dorato, con una crosticina ben colorata, ma non bruciata, sopra e lungo i lati (tranne quando si trova nelle pirottine di carta) e una pasta morbida e leggera, con un ripieno di frutta o altro“.

Il cupcake, invece, è una vera e propria torta in miniatura che risulta incompleta senza l’apparato estetico e decorativo.

A proposito di differenze tra muffin e cupcake, una collega di BdC e autrice del blog Burro e Miele, Eleonora Colagrosso, mi ha suggerito un link a un post da lei scritto, che ho trovato geniale e divertente: parla dell’umanizzazione dei dolcetti in questione, usati come metafora dell’animo umano. Ringraziando Eleonora per la disponibilità, riporto di seguito un estratto del post che potrete legere integralmente collegandovi a questo link.

Il muffin è socievole e alla mano, il cupcake  chic e raffinato. Sociologicamente, un muffin potrebbe rappresentare bene l’idea della vita di ogni giorno, mentre un cupcake, un’occasione speciale. Per intenderci… il muffin sono i jeans e maglietta, il cupcake, giacca e cravatta, tailleur o abito firmato. Ma a volte ci si confonde. E la mia riflessione passa sulle persone. Ci sono persone cupcakes che sono dei veri cupcakes, ma ci sono muffins che si credono cupcakes e si costruiscono spirali su spirali di glassa al burro senza rendersi conto che saranno e resteranno sempre dei muffins. E poi ci sono quelli come me, io so di essere un muffin, un pesante e grezzo muffin (ma saporito muffin) che a volte però si veste da cupcake per l’occasione, ma senza cambiare la sua natura affabile solo perchè porta un abito elegante.”

Sedotta e inebriata dalla potenza simbolica dei cupcakes, ho preparato due ricette: l’una è la riproduzione di un grande classico statunitense, il Devil’s Food Cupcake (vai alla ricetta), l’altra è il Cupanettonecake (vai alla ricetta), un’interpretazione personale del tema trattato in questo articolo, caratterizzata da un’interferenza nazionale e da un’impellenza post-natale, ovvero il recupero del panettone avanzato.

Buona Cupcake-Passion a tutti….

Paola Uberti

Ho studiato presso l’Istituto d’Arte Passoni di Torino e poi presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, dove ho conseguito la laurea in pittura.

Vivo vicino a Torino. Lavoro in un’azienda che si occupa di energie rinnovabili, con la funzione di responsabile marketing e comunicazione.

Nell’arte della cucina vedo ancestralità, seduzione, passione, divertimento, sacralità: elementi che si fondano sulla solida base del rispetto per il cibo.

Proprio per questo parlo di ‘arte’: una materia così preziosa come il cibo deve essere trattata con devozione e non può essere approcciata trascendendo dai significati umani, storici e morali a essa legati.

Molto spesso organizzo cene o feste a casa mia. In queste occasioni ho la possibilità di misurarmi con la necessità di cucinare per numerose persone. Tra i miei amici più cari, ci sono persone intolleranti al glutine o impossibilitate a mangiare altri cibi. Credo fermamente nell’importanza di servire ai miei ospiti menù ‘democratici’ che permettano agli intolleranti o agli allergici di assaggiare tutti i piatti serviti a tavola o esposti al buffet. In queste occasioni raccolgo la sfida di preparare un menù vario e invitante pur dovendo eliminare determinati ingredienti.

Ho pubblicato il mio blog, spinta dalla volontà di condividere il mio modo di intendere la cucina e il mio stile culinario e dal desiderio di imparare e mettermi in discussione, confrontandomi con appassionati ed esperti in materia.